Vincenzo Guarracino

 

 

(Italia)

 

 

 Incontro con il poeta, traduttore, saggista  Vincenzo Guarracino

 

 

a cura di Erika Dagnino

 

 

Vincenzo Guarracino poeta, saggista, critico letterario e d’arte, traduttore, è nato a Ceraso (SA) nel 1948 e vive a Como. Ha pubblicato, in poesia, le raccolte Gli gnomi del verso (ER, 1979), Dieci inverni (Book, 1989), Grilli e spilli (Fiori di Torchio, 1998), Una visione elementare (Alla Chiara Fonte, 2005); Nel nome del Padre (Alla Chiara Fonte, 2008); Baladas (in lingua spagnola, Signum, 2007); Ballate di attese e di nulla (Alla Chiara Fonte, 2010). In prosa, ha pubblicato L’Angelo e il Tempo. Appunti sui dipinti della chiesa di Ceraso, Sa (Myself, 1987). Numerosi i suoi saggi, biografie e antologie su Giovanni Verga, Giacomo Leopardi, Antonio Ranieri, Roberto Sanesi, Agostino Bonalumi, sui poeti comaschi e sul regista e drammaturgo Bernardo Malacrida. Ha curato le traduzioni: Lirici greci (Bompiani, 1991, 2009), Poeti latini (Bompiani, 1993), Carmi di Catullo (Bompiani, 1986 Baldini Castoldi Dalai, 2005), Versi aurei di Pitagora (Bagatt, 1988; Medusa, 2005), i Versi latini di A. Rimbaud, Tu vates eris (Bagatt, 1988), Canti Spirituali di Ildegarda di Bingen (Demetra, 1996) e Poema sulla Natura di Parmenide (Medusa, 2006), Poeti Cristiani Latini dei Primi Secoli (Mimep 2017). Per la critica d’arte, si è occupato dell’opera, tra gli altri, di Luca Crippa, Giorgio Larocchi e Mario Benedetti. È stato responsabile della collana dei Classici Tascabili dell’Editore Bompiani. È stato Presidente del Comitato comasco della Società Dante Alighieri. Collabora, come critico letterario e d’arte, a quotidiani e periodici.

 
 

 

 
Erika Dagnino. Alla stessa natura del tradurre sembrano appartenere alcuni concetti chiave tra cui ascolto ed evocazione; aderenza e separazione. Concetti che in realtà vanno a configurarsi come un vero e proprio concatenarsi di scelte intuite e dedotte, contestualizzate ma anche immaginate nel loro farsi suono al di là del significato e del loro essere significato al di là del suono. La manifestazione esteriore non ponendosi però come contrapposta al vero dell’opera, inteso come spirito ma anche come abito.

 

Vincenzo Guarracino. È una questione quanto mai complessa, quella che mi viene posta, che investe la natura stessa della scrittura intesa come operazione sempre di mediazione, come offerta di un “ascolto” essenziale: tra ciò che esiste e si vede e ciò che chi scrive, evocandolo, “traduce”, trasportandola dall’ambito della venerazione al mondo del segno che si concretizza di nuovo nella storia, facendo diventare visibile un’astrazione per offrirla agli occhi degli altri, ai lettori.

Naturalmente, chi scrive, chi media, prestando penna e voce a un testo antico, si fa lui stesso Auctor (giusta l’etimologia del termine latino augere), “aumenta”, dà vitalità e nuova linfa, trasformando un dato cristallizzato in un’immagine riconosciuta come classica, in qualcosa che acquista un valore universale, riconoscibile da tutti al di là dello spazio e del tempo.

 

Erika Dagnino. In un intervento precedente (Dagnino E., 2007), si è descritta la traduzione come una sorta di scommessa pascaliana, sempre rinnovata. Esperienza di un abisso dove l’opera da tradurre lascia percepire sempre qualcosa di incolmabile nel momento stesso in cui si approccia e ci si addentra nella sua traduzione.

 

Vincenzo Guarracino. Certo, tradurre è sempre scommettere sulla possibilità che il “classico” si presti per così dire a rinascere, a ritornare in vita per darti un po’ della sua forza, grazie alle risorse della scrittura. Fermo restando che l’impresa è quanto mai ardua, spesso in perdita: inesauribile e incolmabile, come dice Freud delle dinamiche stesse del sogno, la cui interpretazione è per definizione interminabile.

C’è un’immagine antica che forse può dare il senso di tale impossibilità ed è quella che possiamo leggere nel mito delle Danaidi, condannate dall’ira divina ad attingere eternamente acqua in vasi senza fondo.

 
 

 

 

Erika Dagnino. Una qualità prima del traduttore, non assillato dalla letteralità, sembra quella dell’ascolto, inteso come ascoltare, o forse si dovrebbe dire auscultare, lo spirito e il senso dell’opera tutta e nella sua articolazione, lo spirito e la materia di ciascuna parola e di ciascuna parola contestualizzata. La parola percepita come giusta dunque selezionata, viene collocata ma anche e soprattutto attraversata, così come è attraversata la relazione tra parola in lingua originale e parola sentita come giusta nella lingua in cui si volge.

 

Vincenzo Guarracino. A voler riprendere l’immagine appena evocata, si può dire che se da un lato l’impresa inscritta nel mito delle Danaidi può apparire del tutto insensata e in perdita, dall’altro non può non intrigare per ciò che sa suggerire riguardo alle dinamiche stesse dell’esistenza, intesa come passo dopo passo, come attenzione e spostamento progressivo da un luogo a un altro, il cui pregio consiste proprio nella sua insistenza e ripetizione, in una sorta di coazione a ripetere che dà a chi la vive il senso di esserci, di stare in presenza, e a chi la osserva di assistere a uno spettacolo che continuamente si rinnova: alla ricerca sempre di un aggiustamento  (dello strumento) e di un giusto verso.

 

Erika Dagnino. Venendo ora a focalizzare la tua esperienza specifica, quali lingue sono state attraversate nel corso della tua opera di traduttore, quali gli Autori?

 

Vincenzo Guarracino. Ogni qualvolta mi sono accostato a un autore antico, greco o latino che sia (che sia stato Catullo, i Lirici greci, Parmenide, Pitagora) l’ho fatto con questo spirito: per fare esperienza di suoni e tonalità nuove, per “rubare” e mitridatizzare segreti in grado di accordare la mia voce di scrittore. In altri termini, ciò che cercavo di scovare e snidare in essi erano pepite di senso, pagliuzze di luce capaci di far brillare l’inerzia delle parole d’uso.

Forse a pensarci bene si potrebbe dire che attraverso l’albero, lo stemma delle influenze, cercavo, come dice Leopardi, di definire e descrivere, in un certo senso la mia stessa autobiografia.

In questo senso, l’attenzione verso i classici e verso Leopardi, che mi ha sempre accompagnato e guidato, è la fedeltà a un sistema di valori antichi in cui guardarsi come in uno specchio, all’idea che la poesia non è solo linguaggio dell’emozione e della sensibilità, ma soprattutto esercizio di complessità, pensiero che si fa profondità di stile e linguaggio.

 
 

 

 

 

 

Questo, Leopardi mi ha fatto capire. E questo è ciò che Greci e Latini mi hanno insegnato e continuano a insegnarmi. Me l’hanno insegnato da sempre, direi addirittura fin da quando ero bambino, se è vero che noi ci portiamo dentro il nostro paesaggio fisico e culturale che ci accompagna per tutta la vita.

Io ci tengo a dire, orgogliosamente, che mi porto dentro la mia storia, il Cilento in cui sono nato e cui mi sento intimamente legato: il Cilento come territorio ma soprattutto come ethos, come senso di identità, coscienza di essere erede di una tradizione culturale, di cui restano vestigia importanti (si pensi a Elea-Velia, con le presenze numinose di Parmenide e Zenone, e sui crinali dei monti il santuario basiliano del Monte Gelbison e la rocca di Vatolla che ci ricorda come lì Giambattista Vico abbia pensato un nuovo modo di guardare la storia).

Cose, queste, che mi porto profondamente incistate dentro, nella mia cultura, nei miei pensieri, nel modo di agire e di rapportarmi con gli altri.

 

Erika Dagnino. Parlaci di te, come poeta.

 

Vincenzo Guarracino. Il mio itinerario come scrittore di versi risale da tempi, per me, immemorabili: dai primi testi intitolati Metriote e pubblicati sulla rivista Niebo alle fine degli anni ’70, fino a ciò che vado ancora scrivendo, un qualcosa che è nel segno di un’attenzione a quello che per Leopardi ho definito scri/vi/vere, a un “sentimento al presente”, coerente a una ricerca di luminosa enigmaticità, nella “maniera antica” di misure nette, protette da una fortezza metrica che vorrebbe rendere ansie e tensioni dell’oggi inattualmente più incisive.

 
 

 

 

Link:

 

http://www.mygodmygod.org/cercodio-wp/?videogallery=vincenzo-guarracino-poeta-e-scrittore-ii-intervista

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Attività letteraria e musica, performance e scrittura si intrecciano profondamente nell’attività artistica di Erika Dagnino. I suoi più recenti lavori sono stati pubblicati in Italia, Inghilterra e America.

Tra le sue collaborazioni si segnalano quella con il violinista Stefano Pastor, con cui nel 2007 ha pubblicato per l’etichetta inglese Slam l’opera multimediale Cycles, con il musicista e artista visivo Andrea Rossi Andrea, con il sassofonista inglese George Haslam, il pianista e compositore americano Chris Brown; con il poeta e musicista inglese Anthony Barnett e il poeta americano Mark Weber.

 

Suoi i testi del booklet (tradotti in inglese da Marco Bertoli) realizzato per il box di sei cd dell’Anthony Braxton Italian Quartet, Standards (Brussels) 2006, pubblicato nel 2009 (Amirani Records).

Collabora a riviste letterarie e di cultura tra cui Quaderni d’Altri Tempi (I), Levure Littéraire (FR), First Literary Review-East (NY), e alla rivista di ricerca musicale Suono Sonda. Per le edizioni della Casa Musicale Eco pubblica nel 2010 il libro di interviste a musicisti professionisti da diversi Paesi, Nel gesto, nel suono. La percezione/decifrazione dell’evento musicale. Nel 2012 pubblica per l’etichetta inglese SLAM il CD in quartetto – con Pastor, Haslam e Steve Waterman – intitolato Narcéte.

Ha compiuto tour in Italia, Francia, Inghilterra, USA partecipando, tra gli altri, ad eventi quali Clusone Jazz Festival (I), Phonetica Jazz Festival Maratea (I), Fiera del Libro di Torino (I), The Evolving Voice Series (USA), The Abingdon Arts Festival (UK), Oxford Jazz Master Series (UK), COMA Show at ABC No-Rio (USA), The October Jazz Revolution Festival  NYC (USA).

Ha tenuto e tiene tuttora performance poetico-musicali a New York con musicisti quali Ken Filiano, Steve Dalachinsky, Dominic Duval, Satoshi Takeishi, Ras Moshe, per citarne alcuni, esibendosi, tra gli altri, in spazi quali Down Town Music Gallery, Bowery Poetry Club, The Brecht Forum e The Stone. Ha fondato a New York l’ Erika Dagnino Quartet insieme a K. Filiano, R. Moshe, J. Pietaro  di imminente pubblicazione il cd Signs registrato al 17th Frost Theatre in Brooklyn nel novembre 2012.  È membro della Dissident Arts Orchestra e del Radical Arts Front in New York City. Further information and material at:

 

www.erikadagnino.it

 

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