Rodica Draghincescu

 

rd max

 

(Francia)

 

 

 

Motto: E SE TUTTO FOSSE UN ERRORE ?

(Dino Buzatti, Il Deserto dei Tartari)

 

 

TUeIO

(Tentativo di sostanza)

 

Mi ricordo delle onde nella mia camera :

……………………………………………………………………

di un oggetto in mano a una ragazzina

la camera gravitando intorno ad essa – stessa:

i miei occhi aperti nei miei occhi chiusi

il viso dentro un altro viso

lacrime lucenti di candele complicate

tanti compleanni in piccoli gelati

……………………………………………………………………

La camera gravitava attorno ad essa

I miei visi intorno alla camera cantavano:

……………………………………………………………………

Dove vai fuoco nevicante

 

Neve tuo dio fannullone

Nevicami nevicalo

 

……………………………………………………………………

Tu ed io dove sei?

facciamo incazzare il buon dio

 

Ogni compleanno mi terrorizzava

I convitati mangiavano le mie torte e mi impaurivano

Flash ! Volevano chiudere tutto in una foto

Buonasera ! Ho soffiato sulle candeline e s’è fatto nero

Il nero m’illuminava come un faro:

 

……………………………………………………………………

Tu ed io dove sei?

 Facciamo incazzare gli invitati

 

Al mio posto:

Una bambola bionda

Seduta al tavolo.

Viva la fosforescenza!

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Gridavano gli affamati

 

Nascosi tutto nel nero

Delle bambole parlanti: Lei non è più là!

Lei non è più là! Viva l’urgenza! Viva la (…)!

Non avevano più batterie

 

Signori_e_Signore numero 1, Signori_e_Signore numero 2,

Lola numero 3, Lola 4, andate, venite, tutti

 

SERVITEVI! ^°°°°°°°°°°^^^°°°°°°°°°°^^^^^^^°°°°°°°°°°°

 

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Non ho più 6 anni, né 10, né 18, n´20, né 29

Sono una frusta

NELLA DOLCEZZA DELL’ OGNITANTO LUCE!

 

Signori_e_Signore numero 1, Signori_e_Signore numero 2,

Lola numero 3, Lola 4, andate, venite, tutti

 

Ho continuato a cambiare i convitati adulti:

 

 

 

L’arte del nulla

 

Io non vedo nulla quando non vedo nulla

non vedo nulla è il

nulla che mi vede quando io

non vedo nulla e vedo come il

nulla mi vede che sono il nulla

dalla mia assenza

 

Io mi assento e non sento

non sono che dell’inesistenza

obbedisco al nulla bianco e freddo

 

Io sono un nulla di neve

sono neve dei piccoli nulla della memoria

sui grandi nulla dell’oblio

 

io imparo l’oblio del dov’è lui?

dov’è lei?

 

io non dimentico o nevico

sono grano bianco dello sguardo

nel quale c’è qualcosa là dove non c’è niente

tutto mi segue dappertutto noi ci seguiamo l’un l’altro

siamo dei nulla di due generi : M e F

(io nevico nella direzione F e lui nella direzione M)

noi ci nevichiamo noi nevichiamo insieme

 

attorno al nulla nevicante

nulla da dichiarare né corpo né sangue

né nome io mi nomino senza chiamarmi

mi chiamo nulla o nullo-nullo

altrimenti nessun nome nessun no e nessun né

io non arrivo e non ritorno né faccio nulla

fabbrico dei nonnulla senza materia

nulla da dichiarare se non la mia testa assente

(nella mia testa assente c’è

della neve o del grano stinto

secco per tutto ciò che non poterono fare

ma orgoglioso di tacere e fiero del loro grano stinto)

infine nulla di nulla da dichiarare

scusatemi

 

 

Traduzione (dal francese in italiano): Rodica Draghincescu

 

 

 

Uno spingere

 

carne lacerata disabitata fu il primo giorno

che guardai pur senza riconoscermi la mutai

in una valle e quello fu il secondo giorno

e il suo tramonto fu il sermone per un dopodomani

levandosi dalla carne cadde

e non ci fu più amore

una sorta di verme il terzo giorno

attendendo in penombra una

specie di pesce col destino d’essere pescato

come un seme previsto per duplicarsi

ma in questa grotta priva d’acqua

 

non ha più trovato il suo corpo

è diventato la parte di un morto

e la grande vita cominciò il quarto giorno

tutto ciò che fu vissuto venne condannato

 

ad avere un futuro da trascorrere

il serpente ripulito e propizio al presente

io no non avrò non avevo non ho non sono

non sarò non ero non sarei stata

non sarei non fui non sono

cocchiere carretta nelle ossa e nel sangue

ho gridato e chiamato all’inverso

non sarò più schiava addizione io+io

non sarò più il nero del giorno

il giorno nero in me

non lascerò delle tracce per ripararmi

ho gridato e chiamato in avanti

io non sono il tuo contrario di me

contrada sanguinante al di fuori di me

io non voglio continuare la mia nascita

io sono l’immolazione del sacrificio

l’offerta simile al mio viso e

la somiglianza di me stessa

nulla se non poco più che

il dolore di venire al mondo

poco più/ancora la pietà di un consiglio

o di un linguaggio consigliato:

dio bambino!

in me si trova a stento la porta

affinché possa entrarci e dire “no!”

non mi chiamerò mai “donna mamma”

e questo non fu il quinto giorno d’alleluia

prima stagione giunse schiavitù d’autunno

e non scrive più salvati volta la testa

vattene rincorri te stessa

come i lui dietro ai lei sempre due per ammansire

e in questo tempo la scrittura scriveva ai cuori e alle mani

non ancora ai piedi lo farà più tardi tutta esausta dalla marcia di Eva

verso i frutti intriganti del cuore e delle mani che si cercheranno

gli uni con gli altri partorendo se stessi e

portando se stessi e tutto il frastuono diventerà il suo nome

e perché questo “perché?” perché luilei si sono uniti

(più ferocemente che tutte le belve delle praterie

il cui vento si addensa per tracciare i suoi domani)

si sono uniti contro il tutto-e-niente-niente

perché non era piovuto né era caldo o freddo

il verme si riproduce nella forma delle forme amen

nel luogo dove non c’era che una misera entità ed era meno

che una prova di una vita indisposta

una carne d’erba incolore lo tutela e lo tutelerà dalla morte

di fronte a tutto ciò che non esisteva con se stesso

a causa del conflitto amen

sotto il potere la cui parola ha voluto amen

che fu detto e scritto un po’ più diverso

ecco hai freddo o bruci alleluia

o sei il mostro di te stesso

io? io ero abbandonata alla fine della fiera

una eco dopo aver divorato alleluia

di me stessa con me stessa questo morso

e a questa ferita a manca e a destra

sono cresciute le mani il settimo giorno amen

salvati ricominciati fuggi ovunque

non fermarti distruggi te stesso per distruggere

la presenza vissuta da luilei

tu sei – tu sei stato – la parola arriverà

al settimo giorno la parola mi divaricherà

tu sei – tu sei stato – il grido arriverà

questo grido di nulla e nessuno avrà scampo

dà degli ordini numerati

partorirai il tuo nome

partorirai il tuo sangue

la scrittura in immagini

cacciatore serpente cervo

sacrifici dai seni lordi offro

 

 

(Versione originale: lingua francese; versione italiana: Andrea Galli)

 

 

 

L’assenza di cui sei sicura

 

Un non-so-che-cosa di apostolo.

 

Che dà il diritto di gridare a mia madre:

– Si arriverà?

– Sì, mamma, sarò la tua, la vostra, io arrivo.

Ma non so da dove, né dove o come o quando.

L’anima mi venda e l’esterno compri il mio corpo.

– Ahi!

Sempre più forte, clic, clac, clic, un suono metallico della mia stessa grandezza.

C’è un non-so-che e il non-so-niente, in questi cieli di vetro.

 

Dal bianco. E rosso, giallo, blu, verde, nero di memoria.

 

Clic-clac? Non c’e nessuna porta…

Tracce iridee senza contenuto.

Fare clic su questo? Io non vedo che.

Io vedo il motivo per cui soltanto.

Non vedo ciò che l’occhio vede.

Ciò che il mondo vede.

Fare clic clac…Io zappo di incoscienza.

Fa clic-clac-clac … Non analizzare, non sintetizzare.

Io faccio clic e taglio corto.

Fare clic su. Senza uscita qui. Clac.

 

Clic clac. Sono entrata dall’altra parte, oltre la cospirazione di questi clic-clac. Mia madre ha fatto ciò che ha potuto. Con questi strumenti, io ritorno da dove provengo. Arrivo nel luogo della partenza. I nodi di braccia e gambe con “ la distanza dal qui” e con i pericoli della traccia madre. Fare clic su clic. Mi avveleno con grida di signorina romantica. Non so come giungo, io vado, andante, va bene, rimasta realmente indietro. Fare clic-clac-clac clic. Non so quello che sai. Non sai quello che so. E poi? Come ci si può difendere? Dov’è il bravo ragazzo, il tipo coraggioso, cavaliere di ieri, balzante, temerario della feconda realtà? Dov’è il promesso, la scelta? Io sono una figlia di immagini rotonde, il piccolo uccello che vola in un treno di annegati, piccolo pesce che trafigge l’oceano sepolto, il piccolo uomo alto che lotta tra la carne e il legno, il predatore che cerca ali di seta, metà falco – piume, artigli spuntati, corto becco, 100% cotone, inghiotte effimero, di salotto, un piccolo sole, gusto di ambra, negli occhi di un pupazzo a novembre. Non so che o perché. Non so quello che sai. Non sai quello che so. E poi?

 

E poi che (…)? L’alba? Il giorno? La sera? La notte?

 

Quello che tu chiami « il futuro luminoso », mamma. Uno e uno che fare? Dove fare clic? Quello che tu chiami solamente “il bambino”. Il bambino sotto vuoto in cui memorie si oscurano, rarefatte. Ho fatto clic? L’etere, il centro del varco, l’addome, il seno, mammelle in movimento o fisse e indipendenti da qualsiasi punto, immaginate?

 

Per fare del deserto il suo futuro, madre, l’Altro ha preso una cassa stagna e ha aspirato l’aria della tua bocca con una pompa a vuoto. Questo è l’Amore? Di vuoto e pressione d’aria perenne. Vuoto di coppia, parziale, genitoriale, qualunque sia la temperatura del momento astrale. Vuoto spinto, « ultra-mega vuoto, » niente di grave, gravid-vuoto, identificato in questo TUTTO, dell’ordine di 10-8 PA. Tu conti 2 milioni di molecole deserte per centimetro cubo di assenza, assenza di amore. Quando i tuoi genitori cosa ti insegnarono? E soprattutto l’assenza di cui sei certa.

 

L’assenza di altri, il futuro del “non è vero”? L’assenza di sostanza, di sentimento, di sensazione, di evento, ciò che chiamiamo “esso”, « Mamma. Così, nel tuo ventre, sei parte di dover compilare il passato semplice, l’ imperfetto, il passato composto. Fare clic sul pulsante-clac, il trapassato remoto si era dimenticata e non lui fu più contrario al mio corso:

 

-Non sapevo che cosa aveva conosciuto. Lei non sapeva ciò che io sapevo. Non sapevo quello che so? O quando né dove. Né commento. Né menzogne o verità. Né meno né troppo. La notte scarta sbagli. Dove non sarà più sera questa sera. Né la pioggia sotto la pioggia. Né altro all’interno. Né altro. Non ci saranno più giorni. Nessun tempo nel frattempo. Non un giorno qui. Non sera, più niente.

 

– Questo è tutto! Questo.

 

Sarebbe qualche variazione della stessa memoria e un’altra che non posso ricordare. Il vuoto subordine, di vitale importanza, richiede l’assoluta assenza di qualsiasi argomento, ma anche qualsiasi elogio di predicati.

 

Io faccio il vuoto come te, per vincere un po’ di presente. Io vivo nel principio dell’incertezza. Clic -clac -clic. Ho questo atteggiamento. Ho inciso la pelle dalle parole, tutto ciò che tu chiami poesia- ferita, madre. Pelle e parole è fare questo? Quello che tu chiami solamente “Ahi!”.

 

– Il mio deserto ha delle visite. Posso (m) aprire, mamma?

 

 

Versione italiana: Rodica Draghincescu e Andrea Galli. Versione originale: lingua francese.

 

 

 

 

 

 

 

 

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RD

 

Accademica e scrittrice bilingue (francese-rumeno), autore di numerosi libri di poesie, romanzi e saggi su personalità della letteratura europea, pubblicati in Romania, Francia, Canada e Germania. Porta bandiera della nuova generazione di scrittori rumeni, dopo la caduta del regime di Ceausescu, scrittrice atipica, non convenzionale, è presente nei maggiori festival internazionali di poesia in Europa e in Canada. Editrice per la Francia della rivista letteraria tedesca « Matrix », collaboratrice permanente di riviste letterarie francesi. Direttore artistico del festival internazionale di poesia e performance di poesia TERANova Metz, dottorato in letteratura francese contemporanea all’ Université Paul Verlaine, Metz.

 

Vincitrice di molti e importanti premi letterari in Romania, del Premio

Speciale di Poesia al Festivale italiana Goccia di Luna (Pomezia, 1995),

Premio Internazionale di Poesia « LA LEGATURE » della Societa Dante Alighieri, Metz -Nancy 2006, per il complesso dei suoi libri di poesia, che simboleggiano un bene culturale dell’Europa unita in una nuova letteratura.

 

Dopo tre anni di borse di studio letterarie in Germania, oggi Rodica

Draghincescu vive in Lorena, in Francia, e insegna l’arte della scrittura

creativa nelle scuole e nelle istituzioni culturali. Rodica Draghincescu fa

spettacoli di poesia performativa con musicisti francesi. Molti cantanti

francesi hanno composto musica per la sua poesia. Per esempio:

http://www.kockler.net, http://www.kelweb.net, http://www.helene-martin.com, etc

 

 

www.draghincescu.com

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