Mario Meléndez

 

 

 

(Chile)

 

 

POEMI

Traduzione di Emilio Coco

 

 

 

 

SANGUE NELL’ESILIO

 

Quando arrivò l’inverno in Cile

migliaia di uccelli volarono con la prima pioggia

erano impauriti tra l’ombra e la morte

e preferirono emigrare con le loro vite verso altre vite

Presero il primo aereo, disperati

si lanciarono sui moli inseguendo navi

attraversarono le montagne fuggendo dalle lance

e lasciarono indietro la patria e gli eredi della fame

Alcuni non decollarono mai

strapparono loro le ali tentando di lottare

scomparvero con nome e cognome

sotto gli alberi di ferro

li rinchiusero in gabbie per specie

e quando anni dopo li trovarono

avevano la carezza del corvo tra le penne

Gli altri, inseguiti

gli uccelli del paese che riuscirono ad attraversare la morte

dovettero abituarsi a volare in un altro modo

a sentire in un altro modo, a respirare in un altro modo

La terra estranea li aveva accolti

la terra amica li invitava a tavola

a dividere il pane e i suoi dolori

Molti persino nell’agonia

sognarono di veder la patria per l’ultima volta

ma la patria pure agonizzava

aveva voluto volare con le loro ali rotte.

 

 

LA SPIAGGIA DEI POVERI



1

 

I poveri trascorrono l’estate a un mare

che solo essi conoscono

Lì installano le loro tende

fatte di vimini e cellofan

e poi scendono a riva

per vedere l’arrivo delle scialuppe

indurite di addii

Sulla spiaggia

la miseria si abbronza bocconi

la fame prende il sole su uno scoglio

i bambini costruiscono rifugi sulla sabbia

e le ragazze passeggiano

con i loro bikini passati di moda

Esse stendono i loro asciugamani di carta

e si sdraiano a guardare le onde che s’infrangono

che ricordano loro la forma di un pane

o una cipolla

Nuotano i sogni in alto mare

Ed esse vedono il venditore di gelati

che accarezza i loro seni

o se stesse in viaggio verso la schiuma

da cui ritornano con vestiti nuovi

e un sorriso nell’anima

 

2

 

I poveri trascorrono l’estate a un mare

che solo essi conoscono

E quando scende la sera

e di fronte a loro si sveste l’orizzonte

e i gabbiani si schiodano dall’aria

per tornare a casa

e il crepuscolo è una pentola in comune

piena di pesci e colori

essi accendono i falò sulla sabbia

e cominciano a cantare e a ridere

e a respirare la breve storia dei loro nomi

e bevono vino e birra

e si ubriacano

abbracciati ai loro migliori ricordi

Nuotano i sogni in alto mare

Ed essi vedono i loro figli diretti verso la scuola

carichi di libri e scarpe e giocattoli

o se stessi di ritorno dal lavoro

con le tasche gonfie

e con un bacio dipinto sopra l’anima

E mentre essi sognano

spegne i loro falò la fame

e si mette a correre nuda sulla spiaggia

con le ossa piene di lagrime

 

 

CONFESSIONI

 

Non sto, non sono, non appartengo

vago da una parte all’altra come un grande verme nero

Il mio cuore ha i suoi pidocchi

la mia storia è un collage di cani vecchi

che non abbaiano per paura di scomparire

La mia infanzia m’insegue con un coltello

m’insegue con un bastone senza colpirmi

m’insegue con ritratti e fiori

che s’appiccicano alla mia ombra soffocandola

 

Sarà che ancora penso

che gli alberi crescono di notte

che la penna canta più dello stesso uccello

e che l’uccello ammazzerebbe per essere penna

 

Sarà che in me la vita si disossa come un rospo

come un rospo che non salta

ma si trascina

urla come un botolo straziato

mentre la morte gli lecca le ascelle

e le anime radono la soglia della paura

 

La morte m’insegue con la sua carriola sulle spalle

si spoglia lentamente perché io la veda

e mi saluta di tanto in tanto

gridando come una vecchia ardente

 

La morte la sa lunga

e io che conosco i suoi trucchi

io che conosco la sua voce

io che so persino il suo latrato

io che le assomiglio

come un gemello fedele e rassegnato

anch’io sono la morte

e da adesso sono eterno

 

 

CHE DEVO FARE PER CANTARE

 

Che devo fare per cantare

se a volte perdo il grillo

che porto dentro

mi si stacca la campana

il campanello, l’uccello

e solo mi resta il battito

di qualche cardellino nel ricordo

che lotta per sciogliere la sua melodia

sulle ali dell’abbecedario

E quando trovo il mio flauto alla fine

in uno stagno del tempo

mi si oscura la gola

nel pensare a chi

a chi, a chi

rivolgerò le note

di questo arcobaleno senza luce

di questa lampadina messa male

e quasi sempre insoddisfatta

Preferirei ascoltare il pomeriggio

un gabbiano seduto sul mio quaderno

che gioca a fare il paracadute

negli spazi bianchi

o ripetere il grido dei baffi

quando sono strappati

dal loro posto d’origine

Preferirei il suono di un uovo

che mostra la lingua all’olio

e ha fretta di entrare nella bocca

di mille donne senza dentatura

Allora ricordo

che ho appiccicata una mosca

al timpano dell’anima

essa si riproduce nei miei sogni

e non è violino

perché nella morte scorda

e le si rompono le corde

fermandosi nel sangue

 

 

PER MAGGIORE SICUREZZA

 

Venite a vedere la mia poesia

non è fatta di materiale leggero

resisterà perfettamente all’inverno

e in estate rinfrescherà

le menti e i corpi

Ci sono travi potenti tra ogni verso

ci sono listoni che puntellano le mie parole

E se la pioggia desidera entrare

metterò i miei sogni sul tetto

e sigillerò le infiltrazioni

col mio dolore

 

 

L’INVITO

 

I miei funerali saranno domani

non te li perdere

porta i bambini se vuoi

ci saranno numeri per tutti i gusti

ci saranno mimi e maghi e pagliacci

e una cantante

come non l’hai mai ascoltata

Verrà gente da ogni parte

a festeggiare questo giorno

Gli studenti arriveranno

con i loro mappamondi azzurri

i residenti alzeranno le loro bandiere

al lato della mia tomba

le foglie balleranno

al ritmo del vento

che pure sarà presente

a questo semplice omaggio

e una donna nuda

come non l’hai vista mai prima

entrerà nella mia bara

e la sigillerà da dentro

Che altro ti posso raccontare

I venditori grideranno le loro offerte

appostati tra le croci

e offriranno miei ritratti

che non mi favoriscono

e anche i miei originali

che non sono originali

ma copie che qualche vivo

ha imitato con cura per arricchirsi

Ti chiedo di non comprare niente

piuttosto approfitta del momento

perché alle quindici in punto

un coro di grilli

darà inizio alla festa

Allora si spegnerà di colpo il cielo

quando le nubi lo copriranno

in segno di rispetto

e le colombe dipingeranno il mio nome

in pieno volo

e le api riempiranno di miele

i ricordi e le lacrime

E verso la fine del giorno

quando saranno tutti stanchi

e ubriachi

un bambino che non sa leggere

chiederà la parola

e farà il discorso più bello

che tu abbia mai ascoltato

Lo sai già

non mancare a quest’appuntamento

non costringermi ad alzarmi

dalla tomba

per tirarti le orecchie

o che nasconda per sempre

le chiavi del cimitero

e non abbia nessuno

a cui portare i fiori

 

 

 

 

 

 

 

 

____________________________________________

 

 

Mario Meléndez (Linares, Chile, 1971). Ha studiato Giornalismo e Comunicazione Sociale. Tra i suoi libri figurano: “Autocultura y juicio” (con introduzione del Premio Nacionale di Letteratura, Roque Esteban Scarpa), “Poesía desdoblada”, “Apuntes para una leyenda”, “Vuelo subterráneo”, “El circo de papel” e “La muerte tiene los días contados”. Nel 1993 ottiene il Premio Municipale di Letteratura nel Bicentenario di Linares. Sue poesie appaiono in diverse riviste di letteratura latino-americana e in antologie nazionali e straniere. È stato invitato a numerosi incontri letterari tra i quali ricordiamo il Primo e Secondo Incontro di Scrittori Latino-americani, organizzato dalla Società di Scrittori del Cile (Sech), Santiago, 2001 e 2002, e il Primo Incontro Internazionale di Amnistia e Solidarietà con il Popolo, Roma, Italia, 2003. Agli inizi del 2005, è pubblicato nelle prestigiose riviste “Other Voices Poetry” e “Literati Magazine”. Nello stesso anno ottiene il premio « Harvest International » alla migliore poesia in spagnolo assegnato dall’University of California Polytechnic, negli Stati Uniti. Parte della sua opera è stata tradotta in italiano, inglese, francese, portoghese, olandese, tedesco, rumeno, bulgaro, persiano e catalano. Per quattro anni ha vissuto a Città del Messico dove ha impartito lezioni di letteratura latinoamericana e realizzato diversi progetti culturali. Ha diretto la collana sui maggiori poeti latinoamericani per « Laberinto edizioni » e realizzato diverse antologie sulla poesia cilena e latinoamericana. Attualmente vive in Italia. Ha collaborato con l’Università di Urbino « Carlo Bo » dove ha tento alcune lezioni di poesia e lettaratura ispanoamericana e dato lettura delle sue opere tradotte in italiano dal poeta e saggista Emilio Coco. Recentemente ha partecipato al Festival Internazionale Daunia poesia di San Severo e al Festival Internazionale Dire poesia di Vicenza.

 

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