Manrico Murzi

 

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(Italia)

 

 

DI PORTO IN PORTO

 

Il Mio Tempio

Il mio tempio non ha campanile
ed è suo tetto una volta di stelle.
Chi con me si avvicina alla fonte
Conosce il luogo ed è certo dell’ora.
Il mio tempio non ha facciata
Su cui lo sguardo in forme d’arte indugi,
né scalini all’esterno da salire.
Il mio tempio lo edifico ogni volta
che devo entrarci,
con pareti di vento silenzioso,
piani in calma di mare
e luci senza fiamma.
Tengo in mano la piccola torcia
accesa dal desiderio,
per camminare in catacombe oscure
dove perseguitata in antico si nascose
la verità,
incastonata tenerezza di mandorla nuova.

 

Case Di Parole

Con le parole, messe le briglie al ritmo,
ho costruito case con fondamenta massicce,
finestre che guardano alla vita,
porte cigolanti dolore,
soglie impastate di gioia;
i tetti giuocano con la fantasia delle nubi
e la malizia delle stelle.
In mezzo a loro sta dritto un pennone
che sventaglia a bandiera
la fatica del vivere.

Ma a volte ho costruito case come barche
sballottate dall’ira dell’onda
o cullate dai soffi dell’indolenza.
Qualcuna affonda anche
per la gioia dei pesci cantatori.

 

Ultimo Piano

Mi chiedo se lo abiti davvero quest’ultimo piano.
Se quando andrò giù,
così si dice per il nostro adieu-
ce la farò a venire su
senza ascensore,
con il peso del raccolto e del buttato.

Mi domando dove mi riceverai,
se nel tuo studio, moquette e piccolo bar,
musica stereofonica,
o in una stanza colore nuvola
dove un raggio di compassione
ci far
à da lampadina.

E se starai seduto,
Mani grosse e buone
adagiate su dolci ginocchi
o ritto e imponente come un gigante
che non potrei guardare negli occhi.

Intanto si dice in giro
che la luce talor lasciata accesa
l’appiccerebbe soltanto la supposizione.

Intanto si dice in giro
che queste stanze in cima sono vuote.

 

Doveva Passare Una Vita

Fu senza canto il mio primo mattino,
Poiché sul muretto del pozzo
i passeri boccheggiavano:
il mistero li aveva strapazzati.

Fu senza canto il mio primo mattino,
poiché la rondine, privata del volo,
scrutava dal nido la bassa nube.
Quel giorno il mio petto fu la cava del pianto.

Doveva passare una vita
perché il mio torace si facesse
casa della parola.
Doveva passare una vita
perché la fonte smettesse di segnare l’inizio,
perché si guardasse alla foce come luogo di ripresa
del cammino segreto
per un poco interrotto.

Da molto lontano oltre la fonte
per un molto lontano oltre la foce
frulla la giravolta
di questa ellisse.

 

Di Porto In Porto

È il mio corpo una nave pirata.
Da quale bosco fu tagliata la legna,
da quale cielo si staccò il respiro
che di dentro si muove;
di quale monte è il legno della botte,
di quale vigna il vino che contiene,
ignoro. La verità come l’acqua si sparge,
ed è una casa che non ha cortile
il mondo. Nè conosco
quale canto di gallo svegliò l’onda.

Di porto in porto trascino il desiderio.
Importa il viaggio, non importa l’arrivo.
La vòlta
é coppa che un poco s’inclina
a farci bere solamente un sorso
del liquido mistero.
Di giorno c’é un sassso di fuoco
a farmi lume,
di notte una facciona vagabonda
che mi ricorda come viva anch’io
di luce in prestito.

Dal tempo senza numero
nessun segnale.
Del mondo che trottola
non si avverte il fruscìo.
Le stelle, solo perché lontane
non possono bruciare chi le ammira.
E sopra il cuore fa peso
anche un piumino di mimosa.

a Elio Filippo Accrocca, il quale ha suggerito il titolo a questa raccolta.
 La poesia è nata dopo.

 

L’Altalena Della Cattiveria

Piramide,
desiderio di monte a lungo covato dal deserto.
Ammirarti dà tanto turbamento quanto costasti fatica.
Ma intanto catturi lo sguardp
in ascensione  ad un azzuro stell
ìo.
E intanto sei scala di Giacobbe
su cui i buoni spiriti saliscendono
in lenta processione.
Intanto presti geometria
al sempre affannoso ricercare
quel mozzo della ruota che ci contiene
appesi a un chiodo di cielo.

Una domanda disturba l’armonia dei pensieri:
quale uomo mangiò coccodrillo
visto che il coccodrillo mangia l’uomo.

A Naghib Mahfuz, fautore d’armonia fra le tre religioni
monoteiste col suo capolavoro ’’Il Rione dei Ragazzi’’, tradotto
dallo stesso Murzi per Marietti. Nell’incontro alla caffetteria
’’Ali Baba’’ del Cairo, novembre 1989

 

 

Giocattolo

Che tu sia, luna, lo sbiadito profilo
d’una moneta antica di cui l’oro
è stato provato dai denti di molti intenditori,
o l’impronta su cupola e telo di un pollice
che ha ciuttato il polpastrello
nel sole della vita,
o l’oblò  di una nave sprofondata
che filtra la luce
dell’unica cabina illuminata,
alla mia mente resti caro,
consolatorio giocattolo

un di sempre inquietante mistero.

a Marguerite Yourcenar. Scrita nel giugno 1984, ospite
della scrittrice all’isola di Mount Desert

 

Momento

Il cammino della vita
è una strada di mare
con sereni, tempeste
e voglia di mangiare.

Mettiamo il dolore
in ali di farfalla
ed è lunga
l’attesa del mattino.

Ma spesso si fa chiaro,
la parole dà luce,
e sei contento
se il vento dentro all’acqua
soffia il suono del canto.

Quando si farà tardi
chiuderemo la porta del cortile
per riflettere il tempo che è passato,
con la speranza in una primavera
in cui ognuno veda la sua lucertola
alla porta di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Manrico Murzi, Ambasciatore alla Cultura per l’Unesco, poeta giramondo, due volte Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio (1965 e 1974) ha avuto riconoscimenti in Italia e all’estero. Autore di numerosi libri dei quali ricordiamo «Si va a Simboli», ( Rebellato 1979) romanzo poetico dove spesso la prosa cede il posto al canto, con la prefazione di Gianni Toti, «Di Porto in Porto», poesia ‘80-‘95, con la prefazione di Elio Filippo Accrocca. (Biblioteca Cominiana 1996 ), «Di Mare un Cammino»,( Ecig 2002) un itinerario poetico del Mediterraneo intessuto di memorie personali, incontri con alcuni personaggi che hanno tessuto la tela culturale e politica del secolo XX. Murzi fa parte dell’Unione Europea Scrittori Artisti Scienziati. Padrone di varie lingue ha tradotto «I Doni di Alcippe» di Marguerite Yourcenar, per Bompiani 1987, Il Rione dei Ragazzi» di Nagib Mahfuz, capolavoro proibito per cui il Nobel egiziano, condannato a morte dai fondamentalisti islamici, è stato accoltellato, e Murzi, suo traduttore, minacciato di morte in Egitto, tutte le opere dei poeti Ossip Mandelstam e Costantino Cavafis e altri autori stranieri.

 

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