Luca Cipolla

 

 

(Italia)

 

 

 

 

 

 

Bianco

 

Ed oggi l’apparenza

non assorbe le distanze,

sei un intercalare,

croce su un prato,

bimbo tra gli uomini,

il silenzio statico dell’illusione,

stupore.

E ti dicevan bravo

ma la tempesta non si placa

e il tuo bracciale a pois

oggi

ha macchie che nessuno monda,

senza igiene un mondo

ti riduce a schermo,

acqua di ristagno d’una vedovella.

 

 

 

L’albero di Zaccheo

 

Inciampai sulle radici

e lo vidi

tra caligine-fumo da panchine e tombini,

mi sorrideva ed invitava,

avrei voluto un fico, forse parlare,

ma rosso in volto,

come ammettere

di non saper distinguere un albero

in mezzo alla foresta?

Oh Zaccheo, quale dio ricorda?

Qui non ci sono bestie feroci

ch’io possa salir con te sulla pianta

e giocare insieme a nasconderci?

Due volti

e intorno quante voci..

Andiamo a casa che il maestro ci aspetta

e l’incenso sta finendo di bruciare.

 

 

 

L’UOMO E’ RISORTO

 

Ed ho esposto Kahlil come vessillo

ché la saggezza chiama saggezza

ed essa scivola dal cielo,

goccia inquieta di cascata

spruzzata via negli istanti felici,

per poi sentirla tra i capelli

a capo chino

in quelli tristi –

Noè e la sua arca,

salvo dalla fiumana..

L’età ti scava in viso

come lebbra,

quali eventi a lapidarti stanno,

ridotto a crusca da mola

e non è già il Tempo del Sogno,

culla dello spirito?

Raccolsi legna di cedro

e l’aura che mi veste

su un tappeto di spine

dell’ombrosa valle,

un recitante,

essenza essente, carne,

effetto a catena

dell’infinita specie.

 

 

 

SUFI

 

Il cielo non ha pareti

ed io avverto la scure della luna

nella valvola

che trasmette l’incanto;

il monaco parla ungherese

e greco il suo profilo,

ora mi aspetti,

il marciapiede sa di sale,

sei su un filo mistico,

terra dimenticata

dove apriron le porte

ma anch’io respirai

l’incenso

d’una notte rischiarata

dalla danza.

Ogni creatura recitante..

distacco…

 

 

 

ASINCRONA

 

Se davvero lasciassi questo binario

tra i fuggiaschi

un posto l’avrei senz’altro;

la mia è solo riva di pietra

disgregata,

riarsa da acqua di fonte;

scivolano schive

foto dei ’70

d’un grigiore parco opaco,

coppie marcite metri sotterra,

così un giorno

le nostre salive

mischiate a viole ritratte

in bianco e nero;

verrà il tempo che tornerà a risplendere il colore.

 

 

 

27/08/1989

 

Un coro dalla Bessarabia,

quel giorno il cielo era cupo

e già nell’aria suonavan i versi

di Mateevici,

“limba noastră-i foc ce arde,

limba noastră-i frunză verde”..

ed i cavalli di Ștefan

nella notte appollaiata

tra le stelle,

forte

il muggir d’un uro…

 

 

 

LA TUA LINGUA, LA NOSTRA LINGUA

 

Un carretto da Afumați

mi ricordava,

un fuocherello di Chiajna,

odor di gomma bruciata

e il tuo idioma,

figlio di Decebalo e Traiano,

ora lo sento pure a casa,

fieno ed il gendarme

si fa beffe

ma non di Nichita e di Tudor.

Tutto il rispetto.

La noce

 

Oṃ così l’ha raccolta e ammirata,

con una mano ne ha dischiuso la drupa,

il suo rivestimento esterno,

poi con un martello ne ha forzato

e frantumato il guscio

per ricavarne il frutto…

così noi siamo il suo seme

e quante ghiande di Giove

han vita breve in materia..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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poeta e scrittore di origine italiana, spesso tradotto in romeno; nata nel 1975 (Italia).

 

E-mail: luca.cipolla@yahoo.it

Id Facebook: Luca Cipolla

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