Intervista con Erika Dagnino

 

E. Dagnino at Downtown Music Gallery, NYC 2014, photo by L. Towers

 

(Italia)

 

 

 

 

 

 

Poeta, performer, scrittrice di origine italiana. Le sue opere sono state pubblicate in diversi Paesi tra Europa e America.  Tra le sue collaborazioni si segnalano quella con il violinista Stefano Pastor, con cui nel 2007 ha pubblicato per l’etichetta inglese Slam l’opera multimediale Cycles (tradotta in collaborazione con il poeta e musicista Anthony Barnett), con il sassofonista inglese George Haslam, il pianista e compositore americano Chris Brown; con il poeta americano Mark Weber.   Suoi i testi del booklet realizzato per il box di sei cd dell’Anthony Braxton Italian Quartet, Standards (Brussels) 2006. Per le edizioni della Casa Musicale Eco pubblica nel 2010 il libro di interviste a musicisti professionisti ‘Nel gesto, nel suono. La percezione/decifrazione dell’evento musicale’.  Ha fondato a New York l’ Erika Dagnino Quartet insieme a K. Filiano, R. Moshe, J. Pietaro e l’ Erika Dagnino Trio con K. Filiano e Satoshi Takeishi.  È membro della Dissident Arts Orchestra e del Radical Arts Front in New York City.

 

 

 

Erika Dagnino and Ras Moshe at Shape Shifter Lab with The Red Microphone, Brooklyn, NY 2013 photo by L. Towers

 

 

 

Attività letteraria e musica, performance e scrittura si intrecciano profondamente nell’attività artistica di Erika Dagnino.   Collabora  a riviste letterarie e di cultura tra cui Quaderni d’Altri Tempi (I), Levure Littéraire (F), First Literary Review-East (NY), e alla rivista di ricerca musicale Suono Sonda (I). Nel 2012 pubblica per l’etichetta inglese SLAM il cd  in quartetto – con Pastor, Haslam e Steve Waterman – intitolato Narcéte e nel 2013 il cd Signs in quartetto – con Moshe, Filiano, Pietaro . Di imminente pubblicazione l’opera Sides in trio con Filiano e Takeishi.

 

Ha compiuto  tour in Italia, Francia, Inghilterra, USA partecipando, tra gli altri, ad eventi quali Clusone Jazz Festival (I), Phonetica Jazz Festival Maratea (I), Fiera del Libro di Torino (I), The Evolving Voice Series (USA), The Abingdon Arts Festival (UK), Oxford Jazz Master Series (UK), COMA Show at ABC No-Rio (USA), The October Jazz Revolution Festival  (USA), Festival di Poesia Poestate(CH) .

 

Ha tenuto e tiene tuttora performance poetico-musicali a New York con musicisti quali Ken Filiano, Steve Dalachinsky, Dominic Duval, Satoshi Takeishi, Ras Moshe, John Pietaro e poeti quali Cindy Hochman e Bob Heman, per citarne alcuni, esibendosi, tra gli altri, in spazi quali Down Town Music Gallery, Bowery Poetry Club, The Brecht Forum e The Stone. 

 

 

 

Erika Dagnino Quartet photo by N. Scarborough

 

 

 

RD: – Erika Dagnino, sei una delle voci più belle e più attive della poesia contemporanea italiana e non solo; potresti introdurci alle tue fonti e risorse poetiche?

 

ED: – La scrittura, l’intrecciarsi ed eventualmente lo sfilacciarsi, sempre come fase di intreccio, alla musica e alle altre arti. Si passa indubbiamente attraverso ‘la vita’ come ‘arte dell’incontro’(V. De Moraes), ma anche delle apparizioni, degli isolamenti, e di tutti quei movimenti, e non movimenti, forse solo in apparenza,  che seguono ai casi, alle decisioni, alle decisioni del caso e al caso delle decisioni. Il  territorio della biografia può essere documentato da pubblicazioni, concerti, registrazioni. Ma anche da stili e affinità. Aderenze e sfasature, implicate nella natura del necessario. Cds, libri, concerti, registrazioni, immagini come documentazione oggettiva, ma che ripropone il processo del necessario e anche dell’imponderabile.  E il cerchio, la linea, o il segmento di ogni genesi ispirativa prima ancora di ogni attività reale, e di ogni attività reale prima ancora di ogni genesi ispirativa.

 

RD: – Cosa è / significa la poesia per te?

 

ED: – L’ emissione dell’ esistenza e del suo contrario.

 

RD: – Quali sono le parole chiave del tuo viaggio lirico?

 


ED:
– Frantumazione, nella sua coincidenza con la disseminazione e, forse, una a seguire, o chi sa, a precedere, riassunzione globale.

 

 

 

 

 

 

RD: – Forza, talento, amore per la magia della parola entro ritmo e musicalità, attraversando i campi di diverse discipline, come musica, filosofia, sociologia, teatro; tra l’orfico e la ristrutturazione; da dove viene questo processo di metamorfosi « materiale »?

 

ED: – Scivola a ogni ideologia possibile, riesce ad assurgere al suggestivo e al poetico. Interscambio, metamorfosi. L’esercizio fantastico prevale. Interscambio di natura, ma non necessariamente di coscienza, metamorfosi di natura non assoluta, nel senso che il principio spirituale, pur certo modificandosi, rimane il medesimo. Spesso e volentieri la metamorfosi è un permanere della stessa essenza; risulta dunque essere parziale? Il problema è la metamorfosi e la permanenza dello stesso ego in tante forme e opportunità di assumere un ulteriore abito. In un permanere. Persino a di là di ogni tangibile o ipotetico principio di permanenza e di impermanenza. La metamorfosi: di durata e di continuità? La vera dimensione del permanere; anche quella di Gregor Samsa: non ha più aspetto umano ma resta il suo principio di sempre. Muta il visibile e non l’invisibile.  Lo stesso suono, la stessa parola, l’immagine stessa muta, il mutamento come avvenire anche se non si può paragonare esteriorità / interiorità. Quello che resta, quello che permane. Nella concretezza dell’opera dal punto di vista sonoro, visivo, sia dalla luminosità più o meno evidente, in filigrana si tracciano tanti riferimenti, tante cose come una sorta di sua mitopoietica. Implicando l’esperienza, rinvia continuamente a un moto della creatività, immaginazione che rinvia a se stessa, sempre un rinviare alla frontiera, la frontiera del fantastico che si sposta sempre in avanti. La vicenda in movimento verso un’ulteriorità, dove ogni singola tappa rimanda alla successiva e di conseguenza non è chiusa. Se la vicenda fantastica tradizionale è linearità o vicenda all’interno di una linea interiore, la zona quale è? Il fantastico che riflette in senso fisico su stesso. Tanti centri sistemi: non è un sistema solare, è la riproposizione di quella profondità. La saturazione sembra porsi come giusta perché sembra rispondere: ‘io ci sono continuo a riempire’. Mentre le composizioni non possono essere ripercorse. Anche quando e se si passa da punti di cui si è già avuta visione. Al limite si guarda e ci si  guarda, scevri dal bisogno di riconoscersi di nuovo. Non si schiaccia la profondità, si vede la profondità come percorribile senza mai abbandonarsi. In una struttura così, la libertà è obbligatoria.

 

 

 

 

 

 

RD: – Potresti raccontarci del tuo laboratorio poetico, le tue ispirazioni, i  momenti di trance e il tuo processo creativo?

 

ED: – Scrittura. In senso di porre parola sulla carta che storicizza il poeta. Attraverso il linguaggio. Per quanto riguarda il quando si afferma come molto nebuloso e molto nebbioso proprio perché piano di esistenza e piano di scrittura non necessariamente sono o risultano collimanti. Non c’è in fondo un propriamente riconducibile a una data o ad evento particolare. Non è un fenomeno fisiologico, botanico che abbia una data di inizio piuttosto che una data di evoluzione e di eventuale punto e fine. Si perde in un’esperienza che non è mai razionalizzabile, quindi è difficile per non dire impossibile definire date, eventi, cause. È pur vero che il punto di scaturigine di tutto questo è anche la causa. Coincide sì con un modo di essere, ma con un processo che non è quantificabile, né temporalmente definibile. È un’esperienza unica e irripetibile. Non c’è una cosiddetta prima riga scritta, perché presuppone un retroterra precedente. Non è riconducibile ad un esatto evento. Non c’è una prima riga scritta ma è tutta una serie di eventi che precedono e l’evento che precede è la vita stessa. Sarebbe come dire o interrogare e interrogarsi su quando si è  fatto il primo pensiero o avuto la prima fantasia. A parte che è una cosa intima personale, ma anche volendo dirla o volendola dire, è impossibile. Non è solo una questione tecnica. Parliamo di un qualcosa che è talmente trasmutato e trasmutante, di cose che agiscono in assoluta verticalità, di un fenomeno che a livello magmatico giace in sé per sé dentro la scrittura. Esiste una scrittura non scritta che precede una scrittura scritta. È l’inizio che è la fine di un processo, forse.

 

RD: – La collaborazione con musicisti italiani e americani … questo difende la poesia orale, quasi incarnazione di una metafora del suono.

 

 

 

E. Dagnino with K. Filiano at Downtown Music Gallery, NYC 2014, photo by L. Towers

 

 

 

ED:  – Ascoltando la propria voce, orale e/o scritta. Si verifica la percezione della frantumazione. Che cos’è che frantuma? Cosa provoca la frantumazione?

Di fatto la vita è una sorta di continuità data dalla nostra stessa coscienza della durata delle cose. La frantumazione una sorta di smentita di noi rispetto a quello che produciamo e mettiamo in atto in continuità. La matrice soggettiva della frantumazione ha sede e si manifesta vivendo gli atti come qualcosa avente una natura a sé stante. Qualsiasi cosa che si immetta in uno spazio ha in qualche modo una sua frantumazione, come se i singoli pezzi acquisissero una loro solidità o non solidità entro lo spazio dato, ogni gesto mutandone l’integrità.

 

 

 

 

 

 

Discorso che potrebbe essere tacciato di ipersoggettivazione, di solipsismo,  ma si intende fisicamente l’inserirsi di ogni singolo gesto, atto, colore, cosa, che è e rimane un inserimento mutante, non più lo stesso come insieme di singole parti, ogni singola aggiunta diventa aggiunta, ma aggiunta frantumante frantumata, che autenticamente frantuma il preesistente. Il singolo frantume si inserisce in quella che può essere una totalità di presupposto. Come se lo spazio d’aria fosse compatto e inserendovi qualsiasi cosa nella stessa localizzazione si compie l’atto di frantumare. Frantumazione passiva, poiché preesiste come è di passività, ma anche gesto attivo di frantumazione. Tutto questo, ammesso che esista lo spazio ipotetico di continuità, si popola di frantumazione. E la voce. Recupero di parola, totalità come insieme di frammenti. La voce staccandosi dal contesto diventa ancora una volta funzione di frantumazione, come frammento che a sua volta frammenta. La voce si stacca dalla persona è contemporaneamente dalla persona, ma anche assume un suo distacco anche fisico.

 

 

 

E. Dagnino with S. Pastor Jazz Poetry Connection, at Clusone Jazz Festival, Italy 2011 photo by Rossetti

 

 

 

RD: – La musica è chiudere gli occhi, la poesia è socchiudere le palpebre, come avrebbe detto il poeta Paul Eluard. Quello che le unisce è il suono doloroso della solitudine; scaturito dall’intrecciodi blues, ragtime e poesia europea, il jazz è una forma musicale afro-americana che i poeti hanno sempre corteggiato. Che cosa reca il jazz alla poesia di Erika Dagnino ?


 

 

 

 

 

 

ED:  – Lo stesso rapporto con la musica è dentro di noi prima ancora della attività reale.

Per un ulteriore approfondimento del mio discorso sul rapporto musica / scrittura e sulla concreta attività in termini di documentazione discografica e bibliografica  rimando, tra gli altri, ai seguenti articoli e interviste fruibili online ai seguenti due link

http://www.jazzconvention.net/index.php?option=com_content&view=article&id=1720:slideshow-erika-dagnino&catid=1:articoli&Itemid=10

e

http://www.suonosonda.it/2010/11/tra-letteratura-e-musica-erika-dagnino/

inoltre al sito www.erikadagnino.it sfogliando le diverse sezioni: biografia, bibliografia, articoli, news, eccetera.

 

 

 

Erika Dagnino with Dissident Arts Orchestra , Broklyn NYC 2012, photo by N. Scarborough

 

 

 

RD: – Quali sono le scoperte più emozionanti della tua scrittura?

 

ED: – La sopravvivenza è un fenomeno talmente strano, che è molto difficile arrivare a collocare le ragioni della sopravvivenza.

 

 

 

 

 

 

RD:-  Che cosa è, cosa significa oggi ad essere un poeta?

 

ED: – Qui entra in atto il capitolo del rapporto tra l’epoca e il poeta, o, se vogliamo, tra il poeta e l’epoca, che include anche il rapporto tra il poeta e la parola. Anche qui, per non porre in citazione me stessa, direttamente rimando al mio scritto articolato in due sezioni edito sul numero 9 di ‘Levure Littéraire’ intitolato ‘Il Poeta’ http://levurelitteraire.com/erika-dagnino-5/  e all’ascolto del mio intervento alla RSI Rete UNO radio televisione svizzera per la puntata n. 74 del programma Poemondohttp://www.rsi.ch/reteuno/programmi/intrattenimento/poemondo/Poemondo-74-314769.html , dove è essenzialmente sviluppato il discorso, certo inesauribile,  sul sentimento poetico e la sua veste di parola.

 

RD: Il numero 10 di ‘Levure littéraire’ è dedicato a trovare i colpevoli che parlano in conflitti violenti, la mancanza di comunicazione sulle guerre tacite ed esplicite, la morte di linguaggio tra i nostri popoli e le culture. Tale argomento ti interessa in tuo lavoro di poeta?

 

ED: – Nei tempi attuali il rischio è che quello che si è davvero si rattrappisce in un’alienazione senza ricompensa. Una sofferenza intellettuale raggelata in un’abitudine fin troppo consolidata. Certe cose non hanno rimedio. Mentre si paga un alto contributo in termini emozionali e nervosi. (Tralasciamo i ‘commerciali’…). Se la vita è deficitaria il momento di eventuale ulteriorità di ciò che potrebbe essere risulterebbe solido, sia nel suo momento illusorio sia in piena disillusione, entrambi sotto il segno della consapevolezza. Talvolta si rivela necessario immergersi in un passato persino fittizio, che va a costituire la sola scenografia ambientale possibile. È la mancanza di posti in cui riconoscersi. Ma l’attesa in fondo, fenomeno intramontabile, è sempre rivolta a qualcosa di meglio, se si ha ancora un soffio di vita. La vita più spesso che meno sembra non offrire spiragli sia spiritualmente sia materialmente. Sono pienamente tangibili e tangibilmente pure certe sindromi, resta il fatto che talvolta forzare il blocco euforia/disforia può portare frutti, sacri o meno. Si tratta comunque e sempre di un modo di essere, del proprio rapporto con la vita, e del rapporto della vita con noi. In ogni caso una tensione emozionale incessante. Dove non sussiste nemmeno l’antitesi sonno / veglia.

Si può associare il discorso all’uso delle persone in poesia. La prima persona è l’esplicitazione del fantasma di un io che è in realtà l’unico  vero oggetto della poesia stessa, anche quando si nasconde nel linguaggio o nelle cose. La seconda persona è spesso una petizione di principio interlocutivo che si riconduce all’ego stesso, ribadendone la sola, seppur profetica, espressione. Poesia come in-sistenza piuttosto che e-sistenza.

 

 

 

 

 

 

Il rapporto delle cose è la realizzazione di un fantasma, la concretizzazione di un nulla che diventa evocazione di una plasticità. Estrema lontananza ma recupero della vicinanza spettrale.

Il meglio, talvolta, fa capolino. È un fatto. È come un fiume che deve fare il suo corso.

La luce naturale può essere impietosa. L’importante è trarne, o tentare di, il meglio nella vita e nelle opere.

Certe sensazioni, pur avendo un preciso o indefinito retrogusto, dovrebbero impedire di disperare fino in fondo. Del resto un’anima sensibile sa anche rinascere, poiché nel suo fondo è sana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Writer and poet Erika Dagnino has contributed to literary and music magazines such as First Literary Review-East (NY), Levure Littéraire (F), Quaderni d’Altri Tempi (I), SuonoSonda (I).

 

Her musical collaborations include the CD liner notes for Anthony Braxton’s Italian Quartet, Standards (2006), recorded live at PP Café, Brussels and works with Italian avant-garde violinist Stefano Pastor, English saxophonist George Haslam and American pianist and composer Chris Brown.

http://www.alligatorzine.be/pages/051/zine87.html

 

She has toured in Italy, England, France, USA performing at festivals and events like Clusone Jazz Festival (I), Phonetica Jazz Festival Maratea (I), Fiera del Libro di Torino (I), The Evolving Voice Series (USA), The Abingdon Arts Festival (UK), Oxford Jazz Master Series (UK), COMA Show at ABC No-Rio (USA), The October Jazz Revolution Festival  (USA), Poetry Festival Poestate(CH) .

She has performed in New York with Ken Filiano, Steve Dalachinsky, Dominic Duval, Satoshi Takeishi, Ras Moshe, Blaise Siwula, John Pietaro, Sten Hostfalt, Andy O’Neill and many others; also collaborating with the American poet Mark Weber and with a number of visual artists.

 

Her poetry, fiction and drama have appeared in various anthologies and have won several awards. Some of her latest works were published in Italy, France, USA. In NY she has performed at venues such as Down Town Music Gallery, Bowery Poetry Club, The Brecht Forum and The Stone, among others.

 

Her latest works include Cycles (mixed media, with Pastor and with English translation by Anthony Barnett), and the CD Narcéte (in quartet with Pastor, Haslam and Steve Waterman); Racconti dell’ombra (short stories), I canti dell’occhio, Motions, Signs (poetry) and Nel gesto, nel suono. La percezione-decifrazione dell’evento musicale, a book of interviews with professional musicians from different countries.

 

She has founded in  New York the Erika Dagnino Quartet together with K. Filiano, R. Moshe, J. Pietaro and the Erika Dagnino Trio with K. Filiano and Satoshi Takeishi.  She is a member of the Dissident Arts Orchestra and the Radical Arts Front in New York City.

 

 

 

 

 

 

www.erikadagnino.it

contact: dagnino_erika@libero.it

 

 

 

 

 

 

 

 

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Intervista di Rodica Draghincescu

 

http://www.draghincescu.com

 

 

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