Incontro con la poeta e filosofa Nicla Vassallo – ordinario di filosofia teoretica –

 

 

(Italia)

 

 

a cura di Erika Dagnino

 

 

Nicla Vassallo, filosofa di fama, specializzatasi al King’s College London, è attualmente professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova e associata dell’ISEM–CNR. La sua figura di intellettuale si distingue per l’eleganza, il rigore e la consapevolezza della propria funzione pubblica. Il suo pensiero e le sue ricerche scientifiche hanno innovato e rinnovato settori dell’epistemologia, della filosofia della conoscenza, della metafisica, dei gender studies. Autrice, coautrice, curatrice di ben oltre centocinquanta pubblicazioni, della sua importante produzione scientifica, in italiano e in inglese, ci limitiamo a ricordare i volumi più recenti: Filosofia delle donne (Laterza 2007), Teoria della conoscenza (Laterza 2008), Knowledge, Language, and Interpretation (Ontos Verlag 2008), Donna m’apparve (Codice Edizioni 2009), Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010), Terza cultura (il Saggiatore 2011), Per sentito dire (Feltrinelli 2011), Conversazioni (Mimesis 2012), Reason and Rationality (Ontos Verlag 2012), Frege on Thinking and Its Epistemic Significance (Lexington–Rowman & Littlefield 2015), Il matrimonio omosessuale è contro natura: Falso! (Laterza 2015), Breve viaggio tra scienza e tecnologia con etica e donne (Orthotes 2015), Meta-Philosophical Reflection on Feminist Philosophies of Science (Springer, New York 2016). Sta, al presente, lavorando su differenti aspetti dei rapporti affettivi e amorosi, in relazione alle istituzioni, specie eteronormative, oltreché sul problema dell’ignoranza conoscitiva e i modi per porvi rimedio. Ha vinto il premio di filosofia “Viaggio a Siracusa” nel 2011. Dal Fai è stata giudicata la “filosofa italiana dalla brillante carriera internazionale”. Fa parte di consigli direttivi e comitati scientifici di autorevoli riviste specialistiche, oltre che di associazioni e fondazioni. Scrive di cultura e filosofia su diverse testate giornalistiche. Ha pubblicato due raccolte di poesie, Orlando in ordine sparso (Mimesis 2013) e Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti (Mimesis 2017).

 

N.V. Sono ormai restia alle interviste. Ne rifuggo e ne rilascio poche. È pure un modo di esistere in questo mondo in cui tutti tengono a comparire senza alcun titolo. E poi pronunci una frase e qualche giornalista maldestro ne riporta un’altra. Le chiedo un piacere. Di fuggire da ciò. Di “capovolgere” le parti. Lei parlerà di più, mentre io mi concentrerò sull’estrema sintesi. D’accordo?

 

E.D. Sembra essere un esperimento innovativo. Proviamo. E come nostra abitudine, o se vogliamo habitus, riportiamo per Levure Littéraire la versione integrale e nella sua versatile integrità.

 

Nell’opera ‘Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti’ (Ed. Mimesis, 2017), in diversi momenti delle liriche si delinea una localizzazione, che sul piano della morfologia linguistica e lessicale ci consegna un’opera punteggiata di nomi propri di città che in alcune occasioni si ripropongono (Nuova donzella amata, perché ancora a Praga?), aggettivi di appartenenza  geografica, nomi comuni di ambienti, di luoghi, o di dettagli che rimandano ad ambienti e luoghi, o anche di azioni e ritagli minimi che li suggeriscono (… arido litorale, alla Tate Modern, spiaggia, distesa salina, Cap d’Antibes, in alta montagna, a Victoria Station, nell’aranceto di Kensington, altitudini, in quota, dalle sommità allo zero marino, nella villa turca sull’Egeo, là sulle terrazze, a Philadelphia, in una dimora palermitana, a un capolinea, sulle bianche scogliere di Dover, recuperiamo in Anatolia, Gatwick, Londra, Roma, la casa, il parco, dalla scogliera, Napa Valley, in una riservata tenuta gallese, il mondo, la luna, la spiaggia, il mare …).  Dal punto di vista dell’aspetto strettamente tecnico del verso legato al contesto al punto di vista della collocazione nel luogo specifico, persiste maggiormente un recupero della vicinanza o della lontananza spazio temporale, oppure di un ulteriore recupero che a suo modo le neutralizza?

 

N.V. Alcuni dettagli geografici paiono comuni, conosciuti. Eppure non si rimane in egual modo a trattarli sul piano intellettuale, nonché emozionale. Chi è ignorante o stupido o non ha studiato (non ha studiato poiché non ha voluto farlo, non potuto) finisce col diventare spesso supponente rispetto al viaggio e allo spazio-tempo. Vi può essere magari chi si reca in luoghi del tutto sconosciuti o ignoti, per poi, al rientro, raccontarlo in giro. Che ce ne facciamo? Una bella risata? I luoghi di queste ‘Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti’ non consistono in luoghi da me vissuti affatto da turista. È il turista, invece, il “pachettaro” turista a neutralizzale. Non mi immagino che l’ultimo nominato legga poesie.

 

E.D. A prescindere dall’eventuale dettaglio antropico e riconoscendo il paesaggio come luogo dell’anima, (La terra astrale lì mi conduci/radiale/su una battigia spirituale, quindi anche paesaggio per evocazione al di là dell’aspetto memoriale in quanto dato reale,  potrebbe essere percepito come venire in soccorso nel momento del distacco dall’accadere e dall’essere di quel momento, e si potrebbe vedere in questa relazione, in questo moto di partecipazione e distacco tra noi stessi e il paesaggio un esercizio che tenta di anticipare il predisporsi  al distacco dal vivere?

 

N.V. Sì, ha ragione. Il distacco dal vissuto, dal vivere e dal voler vivere, dall’insistere a vivere accanto alla consapevolezza dell’amore perduto, ma pure di quello anche rinato, congiunto al desiderio di un paesaggio umano di fattezze ben differenti. Eppure, non dimentichi anche la consapevolezza della morte, del desiderio di sopprimere sé stessi ogni giorno. La fiducia ormai manca. A prevalere è sempre più il distacco.

 

E.D. Il dettaglio (scenografico, di oggetti inseriti nella stessa scenografia o che la suggeriscono, o che suggeriscono le azioni che a loro volta suggeriscono il paesaggio o sono descritte) quasi diaristico potrebbe essere concepito e percepito come un atto dovuto verso sé stessi, attraverso la compilazione sulla pagina di quella concretezza che nel suo essere necessaria permette una risposta, se vogliamo automatica, di cui forse non bisognerebbe dubitare, sia che ci appaia come una conferma sia che si configuri come una smentita di noi. Si colloca come recupero di fatti e di cose e della presa di distanza dalle cose e dai fatti dopo che l’io abitato in quel momento le ha vissute?

 

N.V. In breve? Da filosofa della conoscenza, non posso che dubitare molto: lo scetticismo fa parte della mia educazione culturale anglosassone e delle mie vicissitudini esistenziali. La diversità è sempre dovuta, sia nella saggistica filosofica, sia nella poesia. Altrimenti meglio, come spesso faccio, trattenere i propri fogli nel cassetto. Con umiltà e modestia, per capire o gettare. Mi scusi, ma provo orrore sia per coloro che pubblicano il pubblicabile, sia per il cosiddetto artista figurativo che si presta ormai a ogni “puttanata” pur di guadarne, privo di cultura, in fama.

 

E.D. L’opera procede fino alla stesura di un post scriptum dal 1963: nascita, a seguire una sorta di annali mono-evento: che selezionano un solo evento che in sé contiene, a vari livelli sovrastrutturali, coeve e precedenti cause, concause, ipotetici e possibili effetti. Gli appunti  biografici del singolo, quindi, ma risultato dell’imprescindibile collocazione nella sua epoca. La fisicità del corpo, spiritualizzata dall’irriducibile lavorio della ragione, si inscrive inesorabilmente nella fisicità della storia, dai fatti all’aria che si respira. Compilazione che ribadisce quanto il poeta (e il filosofo) anche nelle sue fasi di isolamento, e nella sua pressoché costante emarginazione, beva, per usare un’espressione colloquiale o meno,  il calice della realtà sino alla feccia?

 

N.V. Sono nata poco prima che sia stato ucciso Kennedy. Ho visto da piccina in tv in b/n gli elicotteri sul Vietnam, ma pure i sessantottini borghesi, che hanno poi imboccato splendide carriere di ogni tipologia, pure universitarie, insieme a moglie e a amanti. Che vuole che le dica?  La verità?  Per essere dove sono, mai andata a letto con nessuno. E forse perciò permango emarginata. Eppure tale emarginazione mi consente un occhio privilegiato che esprimo nella filosofia e nella poesia, un occhio in somiglio, per dignità, a molte mie colleghe anglosassoni, per una parte, dall’altra a Ingeborg Bachmann.

 

 

E.D. Ed entro una dimensione di familiarità con i luoghi  e con le cose, da nomi di cantanti, di scrittori, a libri, a canzoni: più spesso che meno lì dove tutto sembra vicino ecco che potrebbe cogliersi il presentimento della brevità dell’accadere e della sua manifestazione e dell’imminenza di un’ulteriorità, che anche se si ripropone in una stessa scenografia è già un qualcosa di mutato. Un distaccarsi razionalmente ed emozionalmente rielaborato già in fase di stesura, data la distanza comunque dal momento in cui si verifica; e che porta a una inevitabile alterità esistenziale, sia del poeta sia dell’eventuale destinatario?

 

N.V.  A mio avviso, sta evidenziando la questione del tempo, del suo. Il problema filosofico è assai complesso. Sotto il profilo letterario un unico capolavoro: ‘Mrs Dalloway’ della mia amatissima Virginia Woolf. Chi non ha letto il volume non può comprendere: peggio per lui o per lei. Chi lo ha letto sa bene a cosa mi riferisco e perché rispondo in tal modo alla sua domanda.

 

E.D. Affidata l’opera al lettore, con fiducia nel verdetto di morte o di vita, a proseguire: poesia e filosofia, filosofia e poesia. In un’immagine suggestiva ripresa da Susanna Mati “poeta e pensatore (‘custodi della dimora dell’essere’) abitano vicini su due alture separatissime – stanno su due vertici alla stessa altezza, ma divisi.”; ancora dallo stesso intervento “Ed è con coscienza affilatissima che Platone non vuole più essere poeta. Platone si strappa un pezzo d’anima. Decidere il poeta in se stesso pare dunque essere la tragica condizione per diventare filosofo.” (Filosofia versus Poesia: Platone e i poeti,  Mati S., Biennale di Poesia Anterem, Biblioteca Civica di Verona,  Novembre 2008).

 Il fulcro della filosofia è la ricerca di  sé stessi, così della poesia il senso di sé stessi  in rapporto con sé, con il mondo, con il cosmo in un movimento dialettico di continuità e frantumazione, aderenza e scollamento, connessione e fusione. La poesia vuole lancinare, la filosofia esplicitare con l’argomentazione e viceversa con la spiegazione, l’analisi la filosofia va a lancinare. Ciò va a mutare la forma della comunicazione senza inficiarne l’essenza. Nel discorso delle due modalità, non solo di espressione ma anche di ricerca di sè. Volevo infiammarti, non istruirti scrive Genèt nell’ardente poema indirizzato a un giovane acrobata, ‘Il Funambolo’. Al tempo stesso va da sé che l’esperienza di testi filosofici può incutere abissi verticali. E se il Poeta nella Repubblica di Platone è bandito dalla città ideale, per Ungaretti l’atto di civiltà è di per sé contro natura. (Dal film documentario Comizi d’amore,  –  https://www.youtube.com/watch?v=ypFcFh98vME

Pasolini: Ungaretti, secondo lei esiste la normalità e la anormalità sessuale?

Ungaretti: Senta, ogni uomo è fatto in un modo diverso, dico nella sua struttura fisica è fatto in un modo diverso. Fatto anche in un modo diverso nella sua combinazione spirituale, no?; quindi tutti gli uomini sono a loro modo anormali. Tutti gli uomini sono in un certo senso in contrasto con la natura. E questo sino dal primo momento, con l’atto di civiltà, che è un atto di prepotenza umana sulla natura. È un atto contro natura.

Pasolini: Sono molto indiscreto se le chiedo di dirmi qualcosa a proposito di norme, e di trasgressione della norma,  sulla sua esperienza intima, personale.

Ungaretti: Beh, io personalmente, che cosa vuole … Io personalmente sono un uomo, sono un poeta, quindi incomincio col trasgredire tutte le leggi facendo della poesia. Ora sono vecchio e allora non rispetto più che le leggi della vecchiaia, che purtroppo sono le leggi della morte.).

Il poeta il filosofo si pone in maggior misura l’interrogativo o l’assertivo: Percepisco dunque sono; o Penso dunque sono; oppure: Percepisco penso dunque sono, e suono? Due diverse manifestazioni: di essere filosofo, di essere poeta, cambia la modalità espressiva e di tentativo di conoscenza di sè?

 

Dalle pagine di ‘Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti’:

Emozioni?/vado domandandomi da filosofa/senza emozioni non si vive, né sopravvive/con le emozioni rispondo al mondo/esterno, al mio corpo, ai corpi e alle menti altrui/alle credenze e ai desideri.

 

Architettavi piegandomi,/pianta docile/al maestrale,/impareggiabili futuri per noi,/non ho ascoltato la mia ragione/le sue dure motivazioni/non ho compreso il tuo movente/ideandoti sapiente/mentre tu inflessibile divagavi/e le medesime oniriche allucinazioni/le avresti coltivate/con ben altri,/le distinzioni non ti convengono,/e con chiunque ti accompagni, ricolma di ori/alla caccia di trofei e onori.

 

N.V.  La norma e la normalità assalgono. O piuttosto assalgono coloro che poco pensano e sentono. Coloro che si concentrano su loro stessi per standardizzarsi. La buona filosofia e la buona poesia ci conducono “fuori”, con Genèt, Pasolini, Ungaretti, Socrate e Cartesio. Con tutti e tutte coloro che studiano e si pongono in discussione tra ragione ed emozione, tra felicità e dolore, al fine di conoscere certo sé, ma anche l’altro-da-sé. Con dignità, Senza volgarità. Per un amore che conduce alla bellezza, avrebbero detto Platone o Diotima.

 

E.D. A riprendere, il verbo suonare: la sonorità dei versi, quantitativa: ritmo, prosodia, lunghezza; qualitativa: impasto sonoro. Ogni singola lirica si presenta asciutta quasi indurita, consegnando la sensazione di vedere un cristallo prendere la sua forma per la destrezza del gesto che incide e scolpisce il bruto della materia che si offre al soffio dell’animo del poeta, e di cui si sentono i colpi e gli attriti attraverso alcune reiterate sonorità.

 

N.V.  In ‘Metafisiche insofferenti per donzelle insolenti’ ciò che mi racconta è il lato superficiale voluto. Ve ne sono molti altri. Ovvero ogni poesia, forse addirittura ogni verso, contiene una ricerca, mai immediata, anzi costata, dal punto di vista contenutistico. Dal punto di vista sonoro, palese, in una raccolta di poesie, occorre mantenere coerenza, il che non significa trasformarsi in monotoni, anzi. Piuttosto concedersi musicalità e amicalità. Sempre che ciò venga compreso. Ormai, sono arresa, pubblico sempre meno. Proprio come mi consigliava e ormai anziano insegnante inglese. Severo con me, e al contempo generoso. Quale era il consiglio? Il non darsi mai in pasto alla popolarità.

 

E.D. La scelta di una parola piuttosto che un’altra porta in sé tutto il peso dello scarto, forse dello spreco, e l’idea di un  depositato, che va a sedimentarsi nel luogo dell’animo che lascerà poi il posto al luogo della parola. Deposito emozionale recuperabile, o comunque a cui ci si relaziona: proprio il movimento stesso di archiviazione e abbandono o addirittura oblio e non recupero implica comunque una relazione con ciò che viene, o è percepito come, archiviato od obliato?

 

N.V. Le poesie, perlomeno quelle che pubblico o tengo nel cassetto, non contengono ricordi, né emozioni che deposito e che poi vado a recuperare grazie ai versi. Costituiscono piuttosto poesie che porto dentro di me quotidianamente, quasi perennemente. Come la buona filosofia è fatta di perenne. Ma filosofia e poesia vanno distinte e io continuo a tenerle e ritenerle tali.

 

 

 

Link

Nicla Vassallo – Full Professor – Theoretical Philosophy

http://www.niclavassallo.net
 

 

 

 

 

 

 

 

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Laureatasi in filosofia presso l’Università di Genova, ove oggi viene considerata tra gli alunni più celebri, Nicla Vassallo decide di specializzarsi all’estero, presso il Dipartimento di Filosofia del King’s College London dove, sotto la guida di numerosi filosofi analitici e ora colleghi, quali Chris Hughes, David Papineau, Mark Sainbury, Anthony Savile, Scott Sturgeon, approfondisce le materie principali dell’intera filosofia, ovvero l’epistemologia, la logica filosofica, la metafisica. Un debito particolare, la studiosa lo deve ad Anthony Savile, che le insegna a amare Cartesio, attraverso una lettura critica, in senso positivo e negativo, delle Meditazioni metafisiche. Obbiezioni e risposte, in cui lei, ancor giovane, apprende cosa significa fare filosofia, ovvero scrivere le proprie tesi e poi accettare ogni obiezioni a esse, nel tentativo di replicare. Tale modo di applicarsi su Cartesio rappresenta per lei una vera e propria folgorazione, che mai dimenticherà. Dopo il Doctor of Philosophy (PhD or DPhil) in Filosofia della scienza, lavora dapprima come research fellow e in seguito come ricercatore, ottenendo nel frattempo un’abilitazione all’insegnamento della Filosofia della Scienza presso l’Università di Catania e un’abilitazione all’insegnamento della Filosofia Teoretica presso l’Università di Bergamo. Dal 2003 al 2008 è professore invitato presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, in cui tiene il corso di epistemologia della psicologia e della psicoanalisi. A soli quarantadue anni (età considerata assai giovane in campo umanistico nazionale, specie per una donna, e a ciò si deve la ragione per cui viene, per qualche tempo, considerata un enfant prodige), ovvero nel 2005, Nicla Vassallo è professore ordinario presso il Dipartimento di Filosofia, attualmente Dafist, dell’Università di Genova, ove insegna dapprima Propedeutica filosofica e Filosofia della conoscenza, per approdare infine all’insegnamento di Filosofia teoretica. Nicla Vassallo fa a lungo parte del corpo docente del dottorato di ricerca in Filosofia all’interno della medesima Università e, da alcuni anni, del corpo docente del dottorato “Fino”, un consorzio dell’Italia del nord-ovest, a cui partecipano i seguenti atenei: Università degli Studi del Piemonte Orientale; Università degli Studi di Genova; Università degli Studi di Pavia; Università degli Studi di Torino. All’attività di studio e di didattica, Nicla Vassallo accompagna sempre un’intensa attività di ricerca che riversa in molteplici pubblicazioni in italiano e in inglese, nonché un’indefessa attività di conferenziera, in Italia e altri paesi. Non disegna mai l’alta divulgazione, conferendo lezioni magistrali a Festival importanti, quali il Festivalfilosofia, e scrivendo di cultura per quotidiani, riviste, sia in forma cartacea, sia online. Ha vinto il premio di filosofia “Viaggio a Siracusa” nel 2011. In quanto appartenente, in qualità di professore ordinario, al settore di Filosofia Teoretica, è stata classificata dalla VQR (Valutazione della qualità della ricerca) al primo posto sul piano nazionale per gli anni 2004-2010. Dati i suoi interessi di ricerca, è stata chiamata a far parte di numerosi Consigli Scientifici, sia di Fondazioni, sia di riviste filosofiche nazionali e internazionali, nonché a essere associata CNR.

 

Biografia tratta dal sito:

 

 

Nicla Vassallo terrà parte alla rotonda “OLTRE L’IGNORANZA” all’interno di “POMERIGGIO OLTRE” che si terrà il 13 gennaio a Roma.

 

 

 

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Attività letteraria e musica, performance e scrittura si intrecciano profondamente nell’attività artistica di Erika Dagnino. I suoi più recenti lavori sono stati pubblicati in Italia, Inghilterra e America.

Tra le sue collaborazioni si segnalano quella con il violinista Stefano Pastor, con cui nel 2007 ha pubblicato per l’etichetta inglese Slam l’opera multimediale Cycles, con il musicista e artista visivo Andrea Rossi Andrea, con il sassofonista inglese George Haslam, il pianista e compositore americano Chris Brown; con il poeta e musicista inglese Anthony Barnett e il poeta americano Mark Weber.

 

Suoi i testi del booklet (tradotti in inglese da Marco Bertoli) realizzato per il box di sei cd dell’Anthony Braxton Italian Quartet, Standards (Brussels) 2006, pubblicato nel 2009 (Amirani Records).

Collabora a riviste letterarie e di cultura tra cui Quaderni d’Altri Tempi (I), Levure Littéraire (FR), First Literary Review-East (NY), e alla rivista di ricerca musicale Suono Sonda. Per le edizioni della Casa Musicale Eco pubblica nel 2010 il libro di interviste a musicisti professionisti da diversi Paesi, Nel gesto, nel suono. La percezione/decifrazione dell’evento musicale. Nel 2012 pubblica per l’etichetta inglese SLAM il CD in quartetto – con Pastor, Haslam e Steve Waterman – intitolato Narcéte.

Ha compiuto tour in Italia, Francia, Inghilterra, USA partecipando, tra gli altri, ad eventi quali Clusone Jazz Festival (I), Phonetica Jazz Festival Maratea (I), Fiera del Libro di Torino (I), The Evolving Voice Series (USA), The Abingdon Arts Festival (UK), Oxford Jazz Master Series (UK), COMA Show at ABC No-Rio (USA), The October Jazz Revolution Festival  NYC (USA).

Ha tenuto e tiene tuttora performance poetico-musicali a New York con musicisti quali Ken Filiano, Steve Dalachinsky, Dominic Duval, Satoshi Takeishi, Ras Moshe, per citarne alcuni, esibendosi, tra gli altri, in spazi quali Down Town Music Gallery, Bowery Poetry Club, The Brecht Forum e The Stone. Ha fondato a New York l’ Erika Dagnino Quartet insieme a K. Filiano, R. Moshe, J. Pietaro  di imminente pubblicazione il cd Signs registrato al 17th Frost Theatre in Brooklyn nel novembre 2012.  È membro della Dissident Arts Orchestra e del Radical Arts Front in New York City. Further information and material at:

 

www.erikadagnino.it

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