Geo Vasile

 

 

(Romania – Italia)

 

 

 

PSICO@TERRA.PIA

(Poesia bilingue – romeno e italiano – tradotta dall’autore)

Eduzioni  LietoColle, Faloppio, Como, 2012

 

 

 

 

 

 

Nota dell’autore

 

 

Psico@terra.pia è il debutto poetico del sottoscritto in Italia; si tratta di una silloge di 33 testi, inizialmente scritti in romeno e tradotti in italiano dall’autore stesso. Come un ideale ponte gettato sopra  varie stagioni della vita: la raccolta restituisce una goliardica gioventù, segnata dall’indolenza e dal trasformismo, con gli occhi di una maturità più cauta e forse più riflessiva. Una personale mitologia  che si svolge in chiave confessionale, e tende nel contempo a smascherare ogni illusione, snodandosi attraverso pensieri e immagini, talvolta oscurate da presentimenti funesti.

 

L’io protagonista dei versi, una sorta di Orfeo in perpetua ricerca della sua Euridice, si vede costretto a divenire l’amante delle diverse personificazioni della Mitica Chimera, lacerato tra libertinaggio e rimpianto, tra  coscienza analitica, teorica, libresca, purtroppo inutile, e l’avventura infantile, eroicomica, e nomadismo quasi psicotico, che altro non sono che  tentativi di fuga dai lacci di inspiegabili complessi di persecuzione e disforia esistenziali.

 

Una via di Damasco che dalla cecità e dall’ossessione della materia, il sisifeo macigno!!!, conduce tuttavia ad una trasfigurazione,  e infine alla liberazione spirituale. Non potevano mancare in questo percorso sequenze di giovanile passione il più delle volte autolesionista, di cinismo, esaltazione

ingenuità. La sola arma capace di scongiurare questa straziante, pluriennale farsa non poteva essere che la spietata irona amara.

 

Gli episodi narrati, immaginari o reali, sono anche il frutto delle illusioni di un’epoca (l’ancién régime, il comunismo) e di uno spazio geografico molto simile ad una sorta di manicomio dove ogni minima libertà era stata preclusa. Il rimedio per resistervi veniva cercato, come può accadere in alcune poesie di Cesare Pavese, in un erotismo assai poco sorvegliato, o anche in quel  “vizio assurdo”, per usare il mitologema del grande poeta piemontese, che offre all’io lirico solo una più irrequieta solitudine.

 

Testimonianza di una difficile maturazione sotto il segno dell’azzardo, e al tempo stesso un’allegoria d’amore e morte, popolata da conturbanti simulacri femminili che spesso non sono che le maschere avvelenate della terrificante Chimera, il libro è una cassa armonica di deliri e raccoglimenti autoflagellanti, di scapestrataggine e penitenza, di oblio e resurrezione. Esso s’ispira all’ ars amatoria e al dolce stil novo, ma anche all’universo di François Villon e Pietro Aretino, di Paul Verlaine e Dino Campana, senza trascurare però  l’immaginario barocco, epico drammatico e surrealista della poesia contemporanea.

 

Se condividete quello che avete dentro di voi, le cose condivise vi salveranno. Se non condividete quello che avete dentro di voi, le cose non condivise vi perderanno.

 

Il Vangelo di Tommaso, 45:30

 

 

 

Come Gerusalemme, albedo

 

scampato al diluvio

di Santorini, caparbie righe, queste

simmetrie tra le coppe e le urne dei seni

della Chimera globulare, la tanto

invocata infantile libidine è uno scherzo psy

se pensi alla ragnatela sugli occhi, alle

vertigini, alla perdita d’equilibrio quando

ti chini sull’onda per allontanare i segni dei

sogni impuri, le occhiaie del sonno, questo

rito di apparente morte, l’anfora del sangue

celeste benedetto da asce, la luna sotto

monacale tonaca portò il messaggio

anche a te del tragitto

da una sponda all’altra del torrente

della storia

caos, tartaro oppure nigredo,

il tuo credo appena ora un po’ troppo tardi

– sfuggire al peso del tempo –

il sognato stato d’innocenza

come Gerusalemme, albedo

 

 

 

Anadyomene

 

la moltitudine caotica

delle immagini, tu caos sotto la falce

luciferica

miriadi d’ateromi

maledizione del padre

ripudiato dal figlio, tu pronto a impazzire,

tagliato fuori dal mondo seppellito nella

fossa dei letti d’ospedali, infermiere,

gabinetti sporchi, perfusioni, profusione

di aghi, fili e fiale, eparina,

come quando

era in fiamme il castello e tra i fiori del tempo

volavano uccelli con spade nel becco, non sei

tu che vivi, ma è Cristo che vive in te, strana

sensazione di sete mentre ti svegliavi, come

dopo una baldòria anadyomene in persona

venne a farti bere in un bicchiere di plastica

mono uso un goccio d’ acqua del paradiso,

rinato a dispetto delle iene dal volto umano,

dei tuoi storici amici nemici…

 

 

 

Candele sul mare

 

l’ intento di questi discarichi,

la descrizione

della tua ombra, personaggio represso,

le mani ricolme di ore, così venisti a dire

i tuoi capelli sono bianchi, deposti sulla

bilancia del dolore, erano più pesanti di te,

spesse volte un’avatar venuto fuori dalla

terra dei tuoi avi animali, dalla parte

più occulta della tribù,

congiunzione e separazione simultanea,

sposalizio chimico

cuori cascati dal cielo nell’erba

frale come i papaveri dell’oblio

la bocca che ti bacia può essere

anche il demone pronto a

schiantare il filo della tua vita,

la notte stava per finire, le luci ballavano

all’alba come candele sul mare,

rinascevi adombrato

dalla stessa luciferica falce

 

 

 

Corda legata al termosifone

 

immerso nelle chiare fresche e dolci acque

dell’anestesia, dimenticando tutto, mozzato

il film della vita, fai in fine la più bella dormita

del neonato, potevi farti risucchiare da una

cometa priva di paesaggi,

fiordi, fiori api ed alveari,

eri solo quanti di coscienza e ombra,

questo mysterium tremens fascinans,

specchio di ciò che non vorresti

mai sapere su di te,

e allora noi vili…

murati nel nostro bunker asettico

indifferenti all’uomo dell’altra stanza

che stava suicidandosi

nelle sue celebri ferree scarpe,

uno stridore della

corda legata al termosifone

per togliere il disturbo

anche se egli amava tutti noi,

soprattutto Il grande Gatsby

e Francis Scott Fitzgerald

pure dal

suo quadrante notturno di malinconia…

 

 

 

I bassorilievi dell’amata

 

sicuramente il tuo essere non è solo un archivio

di repellenti vizi o vezzi assurdi, hai anche

certi affanni come sarebbe il rammarico di non

aver riscritto i vangeli a partire dalla storia

del filo d’erba, della rana,

della ferita ontologica,

il male però, eccolo su questo ripiano

della cognizione, nel dialogo

con l’olandese volante

della nave fantasma,

sei ancora in giro, vivente e libero,

anche adesso quando s’attende

la grande tempesta solare

che spazzi via la terra

nell’anno due mila 14, 15, 16, 15, 17…

per piazza Romana di Bucarest,

percorri i viali Dacia, Elisabeta,

pure Câmpia Libertăţii,

succubo del peccaminoso errore

in imballaggio simbolico,

la credenza di vincere la vita in modo arcaico,

adorando le forme,

il tuo sguardo scende giù

sui bassorilievi dell’amata, è tempo che anche

il sasso impari a fiorire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

____________________________________________

 

GEO VASILE, italianista, critico letterario, poeta

 

Nato il 21 giugno del  1942  a  Bucarest (Romania), residente a Bucarest III, e-mail: geovsl@yahoo.com, madrelingua romena, diplomato dell’Università di Bucarest, facoltà di filologia italiana e romena, con una tesi di laurea sulla poesia e  prosa di Cesare Pavese, professore di campagna (1967-1971), bibliotecario (1971-1990), redattore pagina culturale di un quotidiano e poi di un settimanale (1991-1996); dal 1994 socio dell’Unione degli Scrittori della Romania, sezione critica letteraria.

 

Sposato, un figlio nato nel ’73. Collabora con le principali riviste di letteratura ed arte di Bucarest ed altre città del paese:

 

11 Volumi di storia e critica: letteratura romena e universale: 2001- 2012:

 

 

Poesia originale, 2010 -2012

 

Nimfe&Kimere.Ninfe&Kimere (Edizione bilingue,  PrincepsEd., Iasi, Romania, 2010)

Psyco@terra.pia Edizione bilingue, Lietocolle, 2012 Italia

( traduzione italiana dell’autore)

 

 

Prosa originale, 2011

 

Roluri de compoziţie (Ruoli di finzione – romanzo), Ed. Rafet, Romania

 

4  volumi di Poesia italiana tradotta in lingua romena (2004-2012)

6  Antologie poetiche bilingue (testi in italiano e romeno)

 

15 Volumi di prosa e saggi italiani tradotti in romeno (2004 -2012)

 

8 Poeti romeni tradotti in lingua italiana (edizioni bilingue): 2007-2013

 

Florilegi di poesia romena contemporanea tradotti in italiano (2010-2011)

Atroce serenità ( Catania)

Resistenze bruciate (Catania)

Romania in 33 poeti. Saggi e florilegio bilingue (Milano)

 

Nel giugno 2008 il traduttore ha ricevuto la medaglia della città di Venezia (il sindaco Massimo Cacciari) per la promozione dei rapporti culturali e di amicizia tra l’Italia e la Romania sei premi in Romania di portata nazionale per traduzione e saggistica (2000-2012)

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