Erika Dagnino

 

 

 

(Italia)

 

 

da – Lettere da Lewes – in Dal Fondo del Metallo, Parte Terza, in Edition editrice, Italy, 2009

 

 

I

 

Il poeta rivendica la sua assenza con tutti i solchi corporali. Greti di ortiche greti di nervi greti di pietra.

 

Caro fratello / sorella, amico / amica,

ogni centimetro cubo delle angosce sia un piolo sulla scala della creatività.

L’animo umano è pieno di orrore saperlo e tentare di amare significa amare ancora di più. La lucidità impedirebbe e impedisce il peggio. Perché il fantasma o l’esercito di fantasmi si possono imbavagliare, e il bavaglio è lui stesso,

amico/amica mio/mia di sempre.

Il dolore è fecondo quello che ti costringe a soffrire è l’altra faccia della tua creatività, il suo stimolo. Il tuo dolore non va mai sprecato neanche quando taci.

Portati sempre dentro di te la consapevolezza di un tuo affine. Ti impedirà non di sentirti solo, ovviamente, ma di credere di esserlo del tutto sul piano della complicità. La consapevolezza del nulla non ti molla un istante.

C’è in ballo, più a fondo del solito, il senso di me stesso nel mondo. il mio vuoto è diventato enorme. E non vedo cosa potrebbe colmarlo. Sono pieno di ansie che mi impediscono di dormire.

 

Da cielo a terra

I grigiori del cielo e i venti

Lasciano che gli intestini dei miei occhi divorino da cielo a terra

Il giallo di tutti i frutti che si muovono su rotaie di terra

I cinque gattini neri nati che si allattano

I cinque gattini neri non putrefatti morti

Mentre cerco di aiutare la gatta che spinge di doglia in doglia

Il piccolo gattino nero che gli cresce dentro di cui vedo spuntare soltanto la piccola coda

Asciutta e folta di pelo

Animata come un gancio vivo

Viva animata viva dell’animale vivo

Che cresce e cresce e la gatta e tutto il suo miagolio nero.

 

II

 

Amico/a mia di sempre,

 

il poeta giungendo muore, si muove morto si guarda, come guarda un morto ma il morto stesso è a guardare.

Questa notte sotto tutti i cieli una sorta di gabbia vetrata, di fisicità invisibile, anche se visibile. In un contesto di visibilità. Il vetro dovrebbe lasciare passare  tutte le immagini possibili invece è totalmente opaco. Non cerchiamo la dimensione non dimensione di non coordinata spaziale normale. Esperienza logica salta esperienza superficie di una trasparente. Contraddire la norma. Alla seconda impressione quello che aggiungerà toglierà, per il rinnovarsi di un’ esperienza che non è più la stessa. Parziale visibilità invisibilità del resto, specchiarsi di non visibilità nella visibilità.

 

Oggi al dolore per morire per guardare per vivere. Torcimento di stoffa in senso orario torcimento di stoffa in senso antiorario. Se a delle emozioni presenti tu riesci  a porre pure una filosofia di appoggio è finita. Ti sentirai sempre più vuoto non basteranno i tuoi fantasmi a riempirlo.

 

Oh canto oh canto

Oh nuovo canto. È tua, tua la scabrosità,  linguistica, concettuale e anche di immane cosa.

Recupero tagliente, tagliente sintesi, esplicito tagliente.

Coincida la violenza tua con tutte le irrimediabili consapevolezze

Di quale consapevolezza di quale atteggiamento interiore.

Tagliente puntuto. In cambio di stati d’animo in cambio del cangiante rossore di fiati riarsi

Al lutto di ogni coricazione.

Al lutto di ogni elaborazione.

Nel senso il seno cambia nel seno muta la variazione.

Aggressivamente tagliente puntuto.

Virtuale reale corporale il cambiamento in seno e nesso e antica consistenza del fiore

Rappreso nell’inconsistenza del ramo.

È l’aria la densità

È l’acqua la densità

Il chiodo minerale sdoppia l’anello carnale.

Sento allora tutte le   avvisaglie

Occhi, chiodi, caviglie, bende, azioni e mimi di tutti i suggeritori

Eserciti di sussurri e venti per un’ univoca percezione fatta di tutti i sensi convergenti

Con tutti i pori anche quelli dei polmoni e dello stomaco

E della faringe e della gola

Variazione variazioni discesa

Il linguaggio si fa aspro

Aggressivamente puntuto tagliente

Tagliente puntuto

Oh che sento, che sento una certa variazione dell’umidità

Che sento quasi impercettibile sul piano razionale

Oh  cose oh prodromi oh poi si passa alla cosa più conclamante.

 

III

 

Tieni alle tue labbra caro amico / amica tutte le doppie.

Sdoppia poiché se sdoppi è la stessa materia a sdoppiarsi all’opposizione si coricano invece due diverse unità. Non diciamo citazioni non forniamo eccitazione ma citiamo evocazioni.

 

Oh germinano le spore su tutti i muri dell’immaginifico.

Oh germinano le evocazioni dell’ anima di colui.

Che quella sorta di delirio il delirio sorga per definizione composto di immagini. Qui parliamo di oggetti ben definiti, ben definiti. Cose. Che sono immagini in ogni caso, che sono oggetti in ogni caso, che sono immagini e oggetti.

La luce crepuscolare il lucore crepuscolare intride per evidenziare

Il rilievo di ogni singola immagine,

Palmi, dorso, ombra, oh strati, strati sono, a tre dimensioni sono,

E i vertici e le linee a una o a tre o a due dimensioni sono.

Se tocchi il minerale il minerale solidifica oltre se tocchi tocchi tutta la dimensione la nube giunge La nube giunge, fisica e geometrica.

Acqua come ambiente fisico e poi acqua come oggetto.

Ma sonno ma veglia ma sonno e veglia sono un galleggiare mentre galleggio io scarnificato di ogni peso. Mentre galleggio io precipito al fondo dei polmoni.

 

Sempre nel senso di catena dell’ essere, ho sempre tutte le mie percezioni. Non dimenticare mai l’azione del giacere, potente che passa, potente che regna e altrove e altro e in cuore nostro, così come nella tensione di ogni nostro osso o ventre o meningi. Vedi guarda guarisci senza guarire, ogni tronco caduto cade al centro sorta di sguardo mosca, con occhi sfaccettati come tutte le sue cortecce. Questa notte con la destra spingevo termitai al fondo della mia gola, con la sinistra mi preparavo a tutta la lo loro sintesi. Ma gli occhi e la bocca e tutto il resto del corpo hanno lasciato che la stanza dalle pareti tutte non fosse riscaldata affinché gli occhi atterriti si nutrissero di tutti i grumi e i liquidi e gli spazi e i tempi dell’imminente congestione. È soltanto in balia del corpo che l’anima aderisce all’aria. È soltanto in balia del sangue che circola fuori da tutti i pezzi di corpo.

Echi d’acqua, echi d’acqua, e d’ombra. Ogni scoppio o grido a spingere e sollevare al di sotto e al di dentro di noi. Echi d’acqua, echi d’acqua, e d’ombra.

 

IV

 

Oggi nel sangue del mio ventre giace una parabola assolutamente non realistica.

Quale ? dirai amico / amica mia di sempre.

Non posso rispondere ma vedo come vedo tutti i pochissimi dati reali solo e soltanto e soltanto e unicamente a scopo scenografico.

Come ogni membro di questo corpo smembrato in segmenti fuori – e braccia, e gambe, e caviglie, e ombre, e tutto il resto del corpo –

Come ogni membro di questo corpo smembrato in fratture dentro – e meningi, e fegato, e nervi, e cartilagini, e tutto il resto del corpo –

Un rincorrersi continuo di storia e non storia a proposito del vuoto di realtà e della realtà del vuoto.

Può l’analogia essere esistenzialmente realizzata? Come quando si ha sete e si soffoca circondati dalla pioggia primaverile? Può l’antitesi teoretica essere diventata vita pratica? Come quando si ha sete o si soffoca camminando tra resine, lumache, e fiori sotto la pioggia primaverile?

Come sono fradici oggi i di sotto dei miei piedi. Quanto al fatto che il resto taccia è impossibile.

Sono i nostri corpi il rifugio di spiriti privi di testa? Ghigliottina, gola, gotta della gola che raggiunge il piede di tutte le dita. Il catatonico può essere gonfio. Tappiamo tutti i nostri orifizi affinché l’inferno resti fuori affinché l’inferno resti dentro. Pupazzo pieno d’aria ma statua sono.

Mio caro fratello / sorella di sempre,

È l’occhio ciò che si deve guardare. E con l’occhio. E l’occhio: quel qualcosa oggetto del tuo sguardo che poi ti guarda, tutto quello che guardi lo guardi senza guardare o guardando o non guardi con l’atto consapevole di guardare, o sì, o tutto quello che passa su di te influisce anche quando non te ne rendi conto. Accettiamo, accechiamo, accendiamo ogni nostro dinamismo contrario, dall’humus alla nube, dal lampo al terreno.

Come gronda come gronda

Come lasciamolo grondare tutto quello che i tuoi occhi continuano a vedere anche se non guardi che trasmutazione può effettuare dentro di te,  e anche alla tua mancanza di partecipazione volontaria. E sei fratello / sorella mia e diventi e sei soggetto anche da intendersi inteso nel senso più grammaticale della parola.

Mai morto mai morto eppure già morto da sempre. Né cessazione né sospensione e cessazione e sospensione e sì e no e definitiva e rapporto che coinvolge il tempo lo spazio. Spaziale di occhi. Temporale di occhi. Perché nel frattempo la dimensione temporale continua a esistere.

E se ipotesi e se da cinque minuti a cinque ore e il tempo agisce ha agito e su di te e mentre questo stato persiste.

Il tuo corpo e fuori e la tua mente e tace completamente

Quando non tace

Non tace la vive

Oh come una serie di momenti

Oh come fradicio è ogni nostro blocco unico tra un emisfero e l’altro tra un astro e l’altro in direzione di tutte le nostre attese e spessori e metalli.

 

V

 

Caro amico / amica mia

 

Oggi che sia giorno che sia notte il suono non arriva o arriva distorto, è nel mio corpo questa funzione di distorsione di far arrivare il suono in modo diverso. Non me lo domando e anche me lo domando. E a te.

Se la funzione deformante. Stato, che come specchi o deformante, fa arrivare suoni e figure non come sono ma ad esempio dentro di te qualcosa che muta le distanze i contorni i mutamenti.

Non riconosco il ritmo dei miei polmoni.

Non riconosco il ritmo delle mie meningi.

Rosseggia, rossore, diafaneggia, diventa materia.

Ogni animico chiodo e lato e figura si ingigantisce nello scarto che fugge e sventra l’aria tra la mia gola e il suo contrario tra il mio gesto e il suo contrario.

Sotto ogni fogliame fitto di pareti è fogliame che vedo. Sotto ogni parete sollevo il fogliame e fogliame vedo. Sfrondo sfrondo scavo sputo sugli steli per la creazione del piccolo insetto dalle piccole zampe verdi.

Mio caro fratello / sorella

Sono qui le mie mani, a premettere a permettere contatto e presa e se quando in quel caso l’ arto superiore la mano si rilascia e se quando in quel caso l’arto superiore si contrae.

Come tutti i tessuti fisici in qualche modo la sento, sarebbe pronta pronta la mano sarebbe pronta a un contatto o a una presa. Oppure no oppure no, oh se sono in uno stato in cui la mano diventa marmorea, così se marmorea si fa componente escludente l’oggetto, per definizione, per definizione, il rapporto con le cose mi pare, così come ora o viola o turbolento o grigiore, assolutamente nullo.

Chiedimi caro amico / amica, chiedimi: o forse ci sarebbe sempre un margine con un contatto fisico esterno?

Chiedimi: la respirazione, le funzioni fisiologiche assumono particolare ritmo di polmoni?

Come la bocca, come. La bocca è aperta o la bocca è chiusa.

Diafaneggia e rossora la mia bocca, come lontana come lontana dalla sua oralità ma come scoppia della funzione primaria del respiro.

Diafaneggia, diafaneggia e rossora la mia bocca. Come lontana come lontana dalla sua oralità, ma come scoppia della funzione primaria del respiro.

Mi riduco all’ impotenza, – io e il mio corpo –  come paradosso alla potenza assoluta, se quando c’è una cessazione della schiavitù dall’ esterno. Ma i miei bisogni, che fine fanno?

 

VI

 

Mio caro amico/a fraterno,

 

Le meningi scorticate d’ortiche e di fiori non sono soltanto evocatori di immagini ma sono anche colui che disciplina. Apparenza puramente immaginifica in realtà controllo disciplina non solo istintuale, può essere trance razionale e non irrazionale.

È la famosa distanza infinita.

Niente la socializza niente la può catturare, dimensione di inafferrabilità.

Ogni ombra di canneto taglia il suono del nostro abbandono.

Fuga, fuga assoluta, fuga al fegato, fuga dissoluta. Abbandona abbandona da.

Da tutto quello che si crede abitualmente la vita e che si chiama abitualmente con questo modo.

Dillo ancora, dillo ancora, ripetilo ridestando tutti gli occhi:

Il poeta in quel momento affina i suoi sensi, al poeta in quel momento i sensi gli si riducono in termini di esperienza pratica.

E muore e muore e come ucciso poiché rapportandosi su uno spazio materiale.

 

Giovedì prossimo, 9 aprile raggiungerò Lewes. Non vi sono ancora arrivato, ma dato che so per certo che di là ti avrei scritto e indirizzato questi miei scritti, te li scrivo e forse invio già in questo giorno 1 aprile.

Questo per il fatto che è la nostra stessa fisicità che fa stare male integralmente perché coincide con un’ impossibilità di stare in piedi seduto o assumere qualunque posizione.

Quando mi trovo in questo stato mangio le lumache estratte dal guscio suppliziato delle costellazioni.

Suppliziato io sono e nostro.

Attendo tutte le stelle con le loro code gialle e forsennate.

Dalla finestra se mi posso affacciare vedo le cime delle palme che ondeggiano e sono i vermi agitati nel mio ventre.

Liberiamoci, mio fraterno/fraterna, colica a colica che la colica ha tutto il suo dramma superiore, è con dramma superiore per gigantesca intensità, scossa a scossa al tentativo dell’opposto della compressione.

Non liberiamoci, mio fraterno / fraterna, che gli stessi tessuti e tesi hanno animo buono.

 

La creazione muta al crogiolìo creativo della pigrizia. È il senso di costrizione è non  più è perpetuo accidioso. No, no, non la volontà non erompe come qualcosa di esterno alla possibilità. Se quando nulla viene da sé, o viene,  ma no, no, non vuol dire che la volontà prevalga. Il senso di costrittivo è spaventoso, meraviglia, buchi, midollo, e dovrebbe sì dovrebbe essere percepito.

Quale durezza granitica raccolgo al palmo di dentro la saliva.

Quale opacità delle cose verso di noi e di noi verso le cose.

Con tutti gli steli e tutti i petali mi guardo e a subire la flagellazione della corda linfatica.

 

VII

 

Ferita, feritoia, diaframma.

Lesione, passaggio, affine.

 

Ecco caro amico / amica che il fisico corpo è passaggio fisico.

Ed ecco caro amico / amica. Che la creatività è un fenomeno di corpo. E organi esterni suoi e organi interni suoi ed è partecipe se non addirittura motore.

Che dalla polvere di tutti i pianeti afosi cade ogni un corpo leso, ogni diminuito a essere al pieno della propria efficienza che invece è ogni leso corpo che dà luogo a un’ apertura perpetua verso una creatività più piena.

Confine sottile affine contiguo.

Nel fondo dell’orrore, nel fondo del metallo, nel fondo della corolla e stagno diminuisce ma erompe il corpo corporale all’edificazione sul terreno dall’ombra scarnificata.

 

Passaggio, continuità, passaggio da uno stato all’altro.

Passaggio, discontinuità come anticamera.

 

E del tuo corpo l’esperienza.

È del tuo corpo coscienza.

 

Estremo unguento, estremo filo spinato, estrema sia la coscienza del dolore che il dolore si è fatto universale.  Esplicito sulle fughe e sullo stucco di queste pareti l’universale:

Universalità: Individuo,  che arrivi al punto di vivere fino in fondo le tue esperienze individuali ti fai universale nella tua estrema solitudine. Il dolore sempre e comunque elaborato, tuo, ma puoi collegarti con un universalità. Ma estremamente separato nell’estrema separazione.

 

Le orecchie ad ascoltare la voce di ogni nostra fisiologica.

E la bocca, e la saliva, e la gola, e il pancreas, e il battito, e il circolo, stiano in ascolto ascoltare ascoltare.

Da ogni porzione della pelle che pareva mutacica. Da ogni porzione del sangue che pareva mutacica. Da ogni ghiandola, da ogni spinale, da ogni cerebrale. Cori, cori, singole voci. Vociferare dell’esercito di voci. In sussurri, in scoppi, in scatti, in speculari, in rifrazioni, in grigiformi.

Da ogni porzione, in ascolto. Che il dolore non ha menzogna. Né con la sua voce del suo tessuto del suo organo. Limpida cristallina voce di fango. Duole, duole. Autenticità passaggio alla creazione. Che la creazione di tutta la consistenza e di tutta l’inconsistenza astrale e di humus, attinge con tutti i suoi secchi e i suoi chiodi a verità che viene prima di tutte le menzogne. Che di vicino che di lontano.

Che la creazione di tutta la consistenza e di tutta l’inconsistenza astrale e di humus, attinge con tutti i suoi secchi e i suoi chiodi alla verità che viene prima di tutte le menzogne,

a questa sola attinge anche mentendo nella falsità più sperticata.

 

E non chiede concessione.

E non chiede cessazione.

Ferita, feritoia, diaframma.

Lesione, passaggio, affine.

 

Distilla bene sorella / fratello. Il dolore, per amaro che sia, è l’essenza nostra, e il cuore della nostra fraterna amicizia.

 

 

da – Lettere da Lewes – in Dal Fondo del Metallo, Parte Terza, in Edition editrice, Italy, 2009

Erika Dagnino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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