Anca Mizumski

 

 

 

(Romania)

 

 

Feste di famiglia.

 

Ad ogni festa i nonni per prima cosa facevano una buca nel terreno

dove ci stavamo tutti come dentro un utero più grande, una specie di autobus di famiglia.

poi ci chiamavano per nome due volte all’anno: a Natale e Pasqua.

Ci radunavamo ai tavoli di legno messi fuori nella corte e brindavamo

all’anno di nascita e all’anno di morte; quando coincidevano,

era bene, ti dava un senso di sicurezza. Andavamo a tutte le feste,

nessuno era realmente solo, fino a quando l’anno di morte è scomparso,

è diventato anonimo e nessuno ha più brindato con nessuno,

nessuno si è più incontrato davvero e tutto ciò che sapevamo di noi era

l’essere nati, visto che mamma o papà avevano una lista

con i nostri nomi scolpiti

nel legno del tavolo.

 

 

 

 

Piccolo trattato di navigazione.

 

Toccami qui, ti ho detto e ti ho mostrato un punto esatto sulla coscia

sopra il ginocchio, e tu hai incollato le labbra su quel punto esatto. È sufficiente

mi hai chiesto? E ogni volta che lo dici, le costellazioni smettono di muoversi

e la Via Lattea sgocciola dalle nostre dita come da un vasetto di smântâna già

leccato. È sufficiente, ho riso e tu sei scivolato perdendo l’equilibrio

sul pavimento di vetro dell’osservatorio astronomico

lì dove mi tieni tra le braccia come una mappa

quando mi tocchi.

 

 

In coda.

 

La luce si trasportava nei vagoni merce. Stipata e pesante.

Anche se era in ritardo, in ogni stazione, qualcuno si faceva avanti e gridava

Più piano! Più piano, che arrivi a tutti. Ci mettevamo in fila notte dopo notte,

fino a quando il treno ripartiva vuoto verso la stazione successiva

dove ci sforzavamo di nuovo a condividere il ricordo della luce

e nessuno sapeva più dove fosse la prima stazione,

ma solo come sistemarti in silenzio in coda.

 

 

 

 

Specialista in inizi

 

Sono una specialista in inizi, ho inizi di tutti i colori,

inizi di giornate al margine del letto quando tu ti chiudi la camicia

e mi dici che è finita, inizi con mamma che piega ogni

mattina la neve soffice del viso di papà. Inizi di libri che non

scriverò mai, inizi con amici e bicchieri di vino, con treni in ritardo

e anche inizi con le mie nonne volte

di faccia alla loro solitudine fetale,

infondo penso che perfino la morte

sia una specie di paese in cui siamo tutti bambini

e tutti siamo genitori in modo da

poterci riposare a turno

in una sala d’attesa

più grande

 

 

La lumaca

 

Quando invecchio mi ripiego

intorno a me come uno strato adesivo sottile

su un letto di calamita

soffice e del tutto privo di pericolo

 

Amo sempre più spesso gli uomini, o per lo meno

così gli dichiaro

dalla mia vecchia radio a valvole

mentre la luce da spettacolo esplodendo

in filamenti di pelo e crepitii minuscoli

di elettricità

 

non ho paura, d’estate

quando piove striscio sull’asfalto

col ventre incollato al corpo dell’uomo della mia vita,

lasciando bave in permanenza

la stessa lumaca innocente e anonima che

Dio ha inargentato

per errore

 

 

Il vangelo secondo Anca

 

Controllo gli altri

con la mia femminilità come con un laser spuntato

e indolore che tocca di sfuggita

i punti vitali

 

mi somministro le poesie in piccole dosi

che lasciano orme sottili di ago,

e mi sforzo di vivere di pubblicazioni

come Gesù

dopo che altri ne avevano scritto

nei Vangeli

 

 

Mass-Media

 

Tutti gli altri uomini soprattutto amano

parlare soprattutto di se, si fanno i blog

si sentono bene. Tutto ciò che ho io

è un videoclip

montato dalla madonna in diretta

sullo schermo televisivo della mall

che ha una banda rossa dei disastri in basso

su cui c’è scritto no comment

e il numero di una rivista chiusa in cellophane

che annuncia concorsi a premi

se riesco ad amarti

già dalla copertina

 

 

Il mio pusher preferito

 

Compro poesie pagando

ad ogni angolo di strada, come una dose di droga

sono passata da tutte le carte di credito

di Dio all’agenda

vita in prestito;

fogli da scrivere, incenso, terra

inchiostro, mirra, due punti

e poi il mio nome

 

tengo in mano con le vene rotte già dal battesimo

il cellulare registrato in chiesa

e chiamo sempre più spesso un numero

gratuito per i neo nati attesi

sebbene sappia che solo la prima dose

di pane e sale

è gratis

 

 

In tournée

 

Quello che meglio so fare è star sola

come altre donne sfilano in passerella

in piena luce,

sono diventata famosa per la mia solitudine

ho delle foto con la mia solitudine

su cui pongo autografi

sono quotata in borsa, vado in tournée

vestita in anca mizumschi come in un quadro

fatto a brandelli

che s’impiglia di tanto in tanto

agli spigoli tra

quei due mondi

 

 

La morte vissuta nel bloc

 

Se la morte abitasse in un bloc

gli uomini metterebbero grandi ali alle case

e le sposterebbero qualche strada più in là

ogni anniversario fino a

poter andare in punta di piedi

tra i sepolcri

senza far rumore per le scale

 

 

Un film con Batman
 

“Aggiunge:

– ho disegnato anche la morte una volta

– la morte? Dico

– la morte. Dopo la scena di un film. Appariva così, come Batman, con mantello.

L’ho disegnata su un muro, da un amico.

Mi è dispiaciuto non aver potuto prenderlo con me”

 

Viorel, 18 anni, malato di HIV,

Nuova Letteratura, Sett-Ott 2008

 
Mi hanno fatto sedere in una sala cinematografica vuota della vecchia mall e mi hanno

detto,

adesso si da un film, ma non fuori, dentro

su uno schermo morbido in cui sulle facce degli attori si sovrappongono venuzze sottili di

sangue

così come le abbiamo tutti negli organi. Allora hanno cominciato a scorrere sulle pareti immagini di

mamma e papà,

montate per lo più a salti, e una voce potente di uomo diceva, hai fiducia

nel trailer:

la prossima volta sarà meglio, la prossima volta sara qualcos’altro

tutto ciò che devi fare è stare immobile su questa sedia

e non fare confusione fino

all’accensione della Luce

 

 

Gli amori di Vasco da Gama

 

Il poema è una sorta di carne

di uomo

con ciglia, sopracciglia, tendini e muscoli

e pensieri

in cui tu non ci sei affatto ed io sono

il busto dipinto

della donna

di prua

e i miei seni fermi tagliano le acque.

 

Viaggio sulla nave di carne

di qualche poema

con il sale sulle labbra

ossessionata da te

come Vasco da Gama

ardente d’ignoto, chiedendomi

chi ha scritto per primo

tra noi due

queste parole

io o tu

 

 

Si ruba la morte

 

Si ruba la morte

per prima si ruba la morte vestita d’argento come le icone

placcate,

poi si ruba la morte dal vetro

dipinto

 

attraverso cui si vedono le ossicine sottili dei visi come di vergini

 

che tacciono. Ma più spesso si ruba la morte

quotidiana, spogliata dei vestiti, fino a quando

il sindaco ha detto, non so

che fare per voi, non ho soldi

per tutte le bodyguard da cimitero,

portatevi le morti

a casa

 

 

Io non ho pareti a est

 

Io non ho pareti

a est

su cui porre

le icone; in quella direzione c’è solo

luce con cui non puoi fare nulla

e non puoi appendere mai

niente. Almeno la domenica dovrebbe essere diverso,

batto un chiodo, appare un santo

ansioso

di non lasciarmi sola

con la luce

sulla

testa

 

 

Il doganiere

 

Ho una parte in me che

non si adatta mai

a me. Vivo al di là,

dall’altro lato della soglia,

su quell’altro marciapiede,

al di là, come un doganiere che

controlla quell’altro paese

che non tocchi

i mangini

 

 

del mio paese

 

 

 

 

 

 

 

 

____________________________________________

 
Membro dell’Unione degli Scrittori Romeni.

Nata il 24 Novembre del 1964, a Constanța, Romani.

 

Volumi: con Lontano da Hemingway (il libro più piccolo) debutta 1989, Est – Ed. Viitorul Românesc 1993, Opera Capitale – Ed. Albatros 1995, Foto dentellate – Ed. Brumar, 2008, L’Arca di Noe – Ed. Humanitas, 2009, Retri – Ed. Humanitas, 2010.

 

Antologie: “Strong”- Antologia di poesia romena – pubblicata dall’Istituto Culturale Polacco, 1996; Antologia Om jag inte får tala med någon nu (Se non ho con chi parlare adesso), pubblicata dalla casa editrice svedese Trana in collaborazione con ICR di Stoccolma, 2011, Ho ancora un solo doors – Ed. Blumenthal 2011.

 

Premi: ha ottenuto il Premio della rivista Tomis, premio speciale della rivista Tribuna, il Premio “George Bacovia” della rivista Ateneu ed è stata proposta come candidata al premio per la poesia dell’USR 2009 e il Premio dell’Osservatorio culturale 2010. Ha ottenuto il premio ASB, accordatole per il libro di poesia 2010, con il volume Retri, Ed. Humanitas.

 

Traduzioni: in lingua svedese, magiara, polacca, albanese, inglese.

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